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Riforma delle pensioni 2015 ultime novità: settima salvaguardia e Opzione Donna possibili all’interno della flessibilità?

L’esperto di pensioni Alberto Brambilla, consulente del ministero del Lavoro ed ex sottosegretario dello stesso ministero dal 2001 al 2005, in un’intervista a ilsussidiario.net ha dichiarato che i fondi per gli esodati devono essere assolutamente recuperati e che la flessibilità è un meccanismo necessario, aggiungendo che: “In una condizione normale non si può pensare che una persona vada in pensione prima dei 63 anni”. Il ministero dell’Economia e delle Finanze nella riunione di mercoledì 9 settembre ha evidenziato che mancherebbero i 500 milioni di euro necessari per finanziare la settima salvaguardia per gli esodati e che non ci sarebbe la copertura neppure per l’Opzione Donna, che permetterebbe alle lavoratrici di andare in pensione in anticipo accettando il calcolo della pensione con il sistema contributivo.

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Al contrario il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, ha espresso la sua contrarietà all’interpretazione data dal ministero dell’Economia e delle Finanze, Alberto Brambilla sostiene che in questo contrasto abbia ragione il secondo poiché i soldi non stanziati e non spesi per le previste salvaguardie erano stati destinati a risolvere il problema degli esodati, creato dal brusco aumento di quattro anni per andare in pensione creato dalla legge Fornero, e per lo stesso scopo vanno reimpegnati. Tra l’altro quanto sostiene l’attuale ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sulla necessità di introdurre maggiore flessibilità per superare tante incongruenze determinate dalle rigidità dell’attuale sistema previdenziale, è un fatto ineludibile e alla fine il presidente del Consiglio insieme al suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dovranno reperire le giuste risorse.

Sull’Opzione Donna l’ex sottosegretario ritiene troppo bassa la soglia dei 57 anni mentre valuta i 35 anni di contributi come il requisito minimo per ottenere una discreta pensione. L’ipotesi migliore è quella che si possa uscire dal lavoro a 63 anni con uno sconto per la maternità di un anno per ogni figlio. È necessario che chi esce prima dei 66 anni non possa prendere la stessa pensione e deve accettare le giuste decurtazioni sul trattamento previdenziale. Con una disoccupazione giovanile al 40%, determinata anche da un alto costo del lavoro non ci possiamo permettere il vecchio sistema previdenziale ampiamente generoso, ma bisogna lasciare un margine di flessibilità volontaria a patto che a pagarla non siano le giovani generazioni.

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