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Riforma delle pensioni e speranza di vita: cosa cambia da una professione all’altra

L’aspettativa di vita nel corso degli ultimi anni è andata via via aumentando e così si prevede che avverrà per il futuro. Una buona notizia che però produce un effetto negativo per il sistema di previdenza pubblica che dovrà elargire le pensioni per un periodo medio di tempo più ampio. É stata questo il motivo principale per cui dal 2013 l’età per andare in pensione è stata progressivamente aumentata, tanto da bilanciare l’incremento della vita media.

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La riforma Fornero che ha previsto i requisiti di età per l’accesso alla pensione e il requisito degli anni di contribuzione per la pensione anticipata ha continuato ad applicare gli adeguamenti alla speranza di vita. Adeguamenti che riguardano tutte le prestazioni previdenziali: la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata contributiva, l’assegno sociale, le pensioni armonizzate e quelle dei lavoratori usurati. Tra l’altro l’Inps applica l’adeguamento alla speranza di vita anche per coloro che mantengono la vecchia modalità di pensionamento ed anche quelli che possono optare per il regime Opzione Donna.

Ora due ricercatori del ministero del Tesoro hanno rilevato che il criterio dell’aspettativa di vita presenta delle criticità e che la sua applicazione dovrebbe essere differenziata oltre che per il tipo di lavoro svolto anche per i fattori socio economici dei lavoratori interessati. La prima differenza è quella di genere poiché le donne hanno una speranza di vita più lunga, l’altra è il reddito, poiché i lavoratori con quello più basso hanno meno possibilità di curarsi e di prevenire le malattie.

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