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Riforma Ordine dei Giornalisti 2019: ecco le linee guida, tutte le novità! (GUIDA COMPLETA)

Approvate a larga maggioranza dal Consiglio nazionale le linee guida della riforma dell’Ordine dei giornalisti che, in base alla proposta della categoria per porre al centro il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati, si chiamerà Ordine del giornalismo. Nell’idea ampiamente condivisa, il superamento di ogni barriera all’accesso che avverrà per formazione accademica d’intesa con l’Ordine. Attesa nelle prossime ore una conferenza stampa nella sede del Consiglio nazionale dell’Odine a Roma in via Sommacampagna 19. Riforma Ordine dei Giornalisti 2019: ecco le linee guida. Cosa cambia? Tutto quello che c’è da sapere. 

Riforma Ordine dei Giornalisti 2019 novità: cosa cambia

Prima di tutto cambia il nome, che diventerà Ordine del Giornalismo, poi cambiano le regole per facilitare l’accesso: sparisce l’obbligo del praticantato di diciotto mesi, dal momento che ormai è diventato quasi impossibile essere assunti da una testata. L’esame di idoneità resta obbligatorio per l’iscrizione, ma si potrà fare avendo conseguito una laurea di base (triennale) in qualsiasi facoltà in Europa, seguita da una pratica giornalistica all’interno di un corso universitario annuale e un master di giornalismo post laurea riconosciuto dall’Ordine. Un modo, questo, “per abbattere le barriere dell’accesso, anche sociali”.

Riforma Ordine dei Giornalisti 2019 novità: quali sono i nuovi ‘albi’

“Culturalmente il togliere qualcosa a qualcuno non mi appartiene”, ha detto Verna. Naturalmente chi ha già effettuato il praticantato in una qualche redazione prima della entrata in vigore della riforma ha diritto di fare l’esame. Finché la riforma non sarà completamente attuata con la previsione di un Albo Unico, accanto all’Albo dei Professionisti resta in vigore quello dei Pubblicisti, anche per far accedere figure professionali cresciute nella Rete con nuove tecnologie. Per iscriversi all’elenco dei Pubblicisti, secondo le linee guida, serve una laurea di primo livello e lo svolgimento di attività giornalistica retribuita per un biennio (per evitare “lo scambio” ricattatorio che alcuni datori di lavoro propongono fra iscrizione e lavoro nero).

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