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Riforma pensione 2016 ultime novità: flessibilità, Opzione Donna e prestito pensionistico, per Morando “Decisione politica”

Il Coordinamento statistico dell’Inps, nello scorso mese di febbraio, ha presentato alla Commissione Lavoro della Camera, che lo aveva richiesto, una simulazione sul costo di un’eventuale misura di maggiore flessibilità che offrisse ai lavoratori la possibilità di anticipare la pensione 4 anni prima degli attuali 67 anni e sette mesi e avendo maturato 35 anni di contributi. Se il 70% dei lavoratori in possesso di questi requisiti decidesse di usufruire dell’anticipo, nel 2017 occorrerebbero 1,5 miliardi a salire fino a 3,3 miliardi nel 2026. Si tratta di cifre molto più accessibili rispetto agli 8-10 miliardi paventati in precedenti stime e non ragguardevoli rispetto ai 277 miliardi di spesa previdenziale annuale.

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Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha così commentato: “Stiamo verificando, la decisone sarà politica”. Se il Governo, anche nella trattativa con l’Europa, non riuscirà a spuntarla sulla modifica dell’attuale sistema previdenziale in senso più flessibile in uscita, continuerà a permanere una situazione in giusta in cui solo i lavoratori anziani delle grandi aziende riescono ad uscire dal lavoro, perché queste imprese si accollano i costi per incentivarli ad andare in pensione mentre in settori difficili e in crisi come l’edilizia o le piccole imprese, i lavoratori dipendenti sono costretti a rimanere a lavoro se non hanno maturato 42 anni e 10 mesi di contributi o 66 anni e 7 mesi di età.

Questo blocco anche a causa della crisi costringe molti lavoratori a rischio di diventare esodati, anche per questo motivo già il ministro del Lavoro del Governo Letta, Enrico Giovannini, aveva proposto il prestito pensionistico per consentire a chi si trova a 3-4 anni dai requisiti per la pensione di usufruire dell’anticipo di una parte da restituire in piccole rate al momento del raggiungimento dei requisiti. Questa proposta convince anche l’attuale ministro, Giuliano Poletti, mentre il premier Matteo Renzi ha espresso il suo gradimento per una soluzione di anticipo compensata da una pensione più bassa come il regime Opzione Donna. Mentre le proposte più lineari vengono dal presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, con l’anticipo a 62 anni e una penalizzazione del 2% annuo e dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, che propone un anticipo di 4 anni compensato da una decurtazione della pensione del 3% annuo

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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