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Riforma pensioni 2015 ultime notizie: opzione donna ed esodati, le priorità di Cesare Damiano

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è impegnato alla definizione dei contenuti della prossima Legge di Stabilità dove dovrebbe trovare spazio oltre che il piano di riduzione fiscale preannunciato dal premier Matteo Renzi, anche la proposta di modifica della legge Fornero sul sistema pensionistico che con le sue rigidità viene criticata da molti per aver provocato tante difficoltà e problematiche sociali. La tesi di una maggiore flessibilità che trova consensi unanimi in Parlamento è stata più volte sostenuta pubblicamente dal premier Renzi e dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

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Il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, ha preannunciato una manovra di riforma delle pensioni che si potrebbe articolare in due fasi: la prima con l’approvazione, già agli inizi di settembre, della proroga del sistema Opzione Donna e la settima salvaguardia per i lavoratori esodati, la seconda con l’introduzione della maggiore flessibilità in uscita nella Legge di stabilità. Con “l’ampliamento” dell’Opzione Donna si permetterebbe l’uscita dal lavoro alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 abbiano acquisito il diritto con 57 anni di età e 35 di contributi in cambio del ricalcolo integralmente contributivo dell’assegno previdenziale, con la settima salvaguardia si andrebbero a tutelare altri nuovi 26mila esodati utilizzando i risparmi finora disponibili.

La prima fase non comporterebbe costi aggiuntivi per lo Stato, agevolando di introduzione di una maggiore flessibilità. La proposta da cui partire è quella dei democratici con l’accesso alla pensione che diventa possibile ad iniziare dai 62 anni di età e 35 di contributi, con una decurtazione massima dell’8%. Una misura che contrasterebbe la povertà e andrebbe a vantaggio dell’occupazione giovanile con il ricambio generazionale nel sistema produttivo. In aggiunta ai lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare già a 15-16 anni, su darebbe la possibilità di accedere al pensionamento con 41 anni di contributi e senza limiti di età né penalizzazioni. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, si è schierato contro questa proposta giudicandola troppo onerosa, ma la sua tesi viene contestata perché non si individua con certezza la platea dei lavoratori potenzialmente beneficiari e non si considerano i risparmi sulle tutele e sugli ammortizzatori sociali che non servirebbero più per coloro che sceglierebbero il pensionamento flessibile piuttosto che rimanere esodati o disoccupati. Il Governo con la prossima Legge di stabilità è chiamato comunque a dare una risposta definitiva e concreta alle aspettative di diverse migliaia di lavoratori.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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