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Riforma pensioni 2015 ultime notizie: Opzione Donna esteso ad altre categorie, ecco tutte le possibilità

L’accordo per la proroga del regime Opzione Donna rappresenta la novità più rilevante sul piano politico nelle ultime settimane. In Commissione Lavoro tra le forze politiche rappresentate di concerto con il ministero dell’Economia e quello del Lavoro, l’Inps e la Ragioneria dello Stato si è registrato un parere sostanzialmente unanime che a settembre dovrebbe far arrivare ad un provvedimento legislativo di proroga degli attuali termini di scadenza fissati al 31 dicembre 2015. In questo modo le lavoratrici che accettano il ricalcolo del trattamento pensionistico col più penalizzante metodo contributivo potranno uscire dal lavoro a partire dai 57 anni.

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L’estensione di questo sistema ad altre categorie di lavoratori uomini resta una delle ipotesi di modifica della legge Fornero che potrebbe essere adottata con la prossima Legge di Stabilità che il Parlamento approverà entro la fine dell’anno. I problemi di equilibrio dei conti pubblici che restano sotto il vigile controllo dell’Unione europea non dovrebbero impedire la riforma pensioni 2015 per la quale dopo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e il premier, Matteo Renzi, si è espresso anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il quale sta lavorando alla Legge di Stabilità dove dovrebbe essere inserito un corposo capitolo riguardante le modifiche delle troppe rigidità contenute nella riforma del 2011.

Il sistema delle Quote, la somma di età anagrafica ed anni di contributi versati che prevederebbe l’uscita anticipata a partire da 62 anni e 35 di contributi con una penalizzazione del 2% rispetto ai previsti 66, secondo molti non potrebbe essere preso in considerazione perché troppo oneroso per lo Stato. La proposta del presidente dell’Inps, Tito Boeri, di estendere il sistema contributivo a tutti per consentire l’uscita anticipata ha suscitato forti polemiche di parte sindacale perchè troppo penalizzante per i futuri pensionandi. Allora il Governo si orienterebbe ad una soluzione di compromesso aumentando di qualche punto percentuale, intorno al 3%, la decurtazione del trattamento previdenziale in cambio di un’uscita anticipata fissata vicino alla soglia dei 63 anni. L’altra misura su cui si registra un consenso quasi unanime è quella di introdurre una forma di sostegno al reddito per i lavoratori che hanno superato i 55 anni e sono rimasti in condizione di disagio economico, senza lavoro e senza pensioni

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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