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Riforma pensioni 2015 ultime novità: contratti a tutele crescenti, il taglio contributivo al posto del fiscale abbasserebbe le pensioni

L’attuazione del Jobs Act, che aveva come principale obiettivo il rilancio dell’occupazione, non rispecchierebbe le rosee aspettative del premier Matteo Renzi e del suo ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Dopo la gaffe del ministero del Lavoro con la diffusione di dati “sballati” sui nuovi contratti di lavoro firmati, ora da molte parti viene sollevato il rischio sulla scadenza, prevista nell’ultima manovra finanziaria, dell’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali per il lavoratori assunti nell’anno 2015.

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In un articolo del giornale Liberoquotidiano.it, che ne riprende a sua volta un altro del quotidiano Il Foglio, dal titolo “Quante trappole “anti giovani” nel piano di Renzi per rilanciare l’ occupazione”, si riferisce dell’allarme lanciato dal presiedente del centro studi Adapt, Emmanuele Massagli sul “tentativo dell’ esecutivo di superare l’estemporaneità dell’ esonero contributivo triennale previsto dall’ultima legge di Stabilità per i soli assunti nell’ anno 2015”. Se il Governo non riuscirà a correre ai ripari le aziende che hanno fatto assunzioni con il contratto a tutele crescenti, a dicembre 2015, vedranno scadere il taglio contributivo a loro favore e considerata la debolezza della ripresa in atto, con ogni probabilità bloccheranno questi contratti. Secondo l’autore dell’articolo il Governo deve affrontare la grande difficoltà che la proroga della riduzione dei contributi costa la rilevantissima cifra di 15 miliardi.

Il Governo si orienterebbe al taglio del cuneo contributivo piuttosto che di quello fiscale, con “un taglio strutturale e permanente di sei punti di contribuzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti: tre punti a vantaggio del datore di lavoro e tre a vantaggio del dipendente, che potrebbe scegliere di averli (tassati) in busta paga o di destinarli (senza decurtazioni) alla previdenza complementare”. Il risultato sarebbe una decurtazione delle future pensioni dei giovani lavoratori con l’incentivazione delle pensioni integrative, ma solo a danno del sistema previdenziale pubblico. Risparmierebbero solo le imprese sui tre punti di contribuzione a loro carico, ma resterebbero a bocca asciutta i lavoratori che con meno contributi otterrebbero una pensione più povera.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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