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Riforma pensioni 2015 ultime novità: decurtazioni degli assegni, ferma opposizione di Cesare Damiano

Nel giornale La Repubblica ieri è stata pubblicata un’ipotesi di lavoro per il Governo, secondo la quale si potrebbero tagliare i versamenti dei contributi previdenziali del 6%, il 3% al lavoratore e l’altro 3% al datore di lavoro. Il lavoratore avrebbe l’opportunità di investire il suo 3% nei fondi pensione integrativi oppure di prenderli direttamente in busta paga tassati. La conseguenza sarebbe che la futura pensione andrebbe a subire un’altra penalizzazione. Su quest’ipotesi il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano ha dichiarato la sua contrarietà: “Scorrendo i giornali giungono notizie inquietanti circa le intenzioni del Governo di mantenere in modo strutturale gli incentivi per le assunzioni con il contratto a tutele crescenti (su questo concordiamo), ma facendone pagare il costo ai lavoratori in termini di decurtazione delle pensioni future: su questo non concordiamo, come se non bastasse, per le nuove generazioni, il calcolo tutto contributivo dell’assegno previdenziale”.

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Damiano si augura che: “Si tratti di bollori estivi o di notizie infondate, anche perché non riusciamo a star dietro all’affastellarsi di annunci sulle riforme. Incentivare le pensioni integrative sarebbe auspicabile, ma non a scapito del primo pilastro della pensione pubblica, Ammesso siano sollecitate dal Governo, chi fa queste pensate ci spieghi come mai l’esecutivo ha inasprito, in modo inaccettabile, il carico fiscale sulle pensioni integrative. Un po’ di coerenza non guasterebbe”.

L’area dei democratici a cui fa riferimento Cesare Damiano preferisce che si ampli lo sgravio contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato e nello stesso tempo si riformi il sistema previdenziale con le modifiche delle rigidità della riforma Monti-Fornero del 2011. La maggiore flessibilità in uscita deve essere introdotta con una penalizzazione sul calcolo della pensione comunque conveniente per quei lavoratori che volontariamente vogliono uscire anticipatamente dal lavoro. Secondo Damiano alle criticità provocate dalla riforma Fornero non bisogna sommare l’errore del cambio con il sistema contributivo integrale proposto da Tito Boeri: “Costerebbe il 30% e sarebbe un guaio che si aggiunge ai guai del passato, cioe’ a quella riforma Fornero che stiamo cercando di cambiare”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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