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Riforma pensioni 2015 ultime novità: donne, esodati e flessibilità in uscita, si apre un varco nella Legge di Stabilità

Ormai, salvo sorprese dell’ultimo minuto, sembra certo che nella prossima Legge di Stabilità il Governo inserirà alcune modifiche all’attuale sistema previdenziale fissato con la criticatissima legge Fornero. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha assicurato che: “Il Governo è impegnato ad analizzare la questione a partire dalla legge di Stabilità e compatibilmente con il quadro di finanza pubblica” anche se “ogni cambiamento del sistema pensionistico va attentamente valutato, tenendo conto delle implicazioni per i conti pubblici”. La prudenza del responsabile del Dicastero economico è bilanciata dalla spinta del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, verso una maggiore flessibilità in uscita rispetto alla rigide e alte soglie anagrafiche attuali.

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Il premier Matteo Renzi, impegnato in una serrata trattativa con Bruxelles per avere più margini nella manovra finanziaria, volentieri sosterrebbe l’idea del ministro del Lavoro con l’auspicio che il “ricambio generazionale” avvii un vero aumento dei posti di lavoro. La Commissione Lavoro della Camera dei Deputati presieduta da Cesare Damiano preme sul Governo per trattare subito i due provvedimenti riguardanti la salvaguardia degli esodati è la proroga dell’Opzione Donna. Invece il Governo si orienterebbe ad affrontare con la Legge di Stabilità un unico corpo di modifiche in cui sarebbero comprese sia questi primi due temi assieme a quello di una maggiore flessibilità.

Lo stesso ministro dell’Economia ha rimarcato che: “La disponibilità a margini di flessibilità che consentano di adeguare le scelte di pensionamento alle esigenze individuali di criteri attuariali è di per sé un aspetto positivo giacchè l’introduzione di flessibilità è utile al fine di venire incontro alle richieste dei cittadini vicini all’età di pensionamento”. I lavoratori che vorranno lasciare il posto di lavoro prima dei 66 anni dovranno, però, accettare una decurtazione sull’assegno pensionistico. Si stanno valutando diversi meccanismi di penalizzazioni dell’assegno previdenziale, con l’accesso possibile a partire dai 62 anni e la decurtazione fino ad un massimo del 15%. I sindacati in maniera compatta chiedono al Governo di passare dalle parole ai fatti, in ultimo Annamaria Furlan segretario della Cisl: “Non si può confondere i termini della discussione, facendo il gioco delle tre carte su esodati, opzione donna e flessibilità pensionistica”.

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