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Riforma pensioni 2015 ultime novità: flessibilità e penalizzazione del 3-3,5% annuo, per Elsa Fornero sono maturi i tempi

L’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che insieme al premier Monti, nel 2011 col decreto “Salva Italia” ha contribuito alla legge di riforma che regola l’attuale sistema previdenziale, ha dichiarato di ritenere maturi i tempi perché venga introdotto una forma di flessibilità maggiore per quanto concerne l’età di uscita dal lavoro e di accesso alla pensione. Per l’ex ministro l’emergenza finanziaria in cui si trovava l’Italia nel 2011 si può considerare “superata”, perciò con equilibrio ci sarebbero margini per ridurre la rigidità di quella riforma. La professoressa Fornero raccomanda però di non caricare il costo sulle future generazioni e propone una penalizzazione sull’assegno pensionistico del 3-3,5% per ogni anno di uscita anticipata. Si tratterebbe di una ipotesi non troppo onerosa per lo Stato, ma che per il lavoratore risulterebbe più conveniente solamente rispetto alla proposta di Tito Boeri del ricalcolo della pensione con il contributivo integrale.

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L’opinione dell’ex ministro è che intorno a questa proposta si potrebbe trovare il ragionevole compromesso tra le necessità dei lavoratori prossimi alla pensione e l’equilibrio dei conti pubblici che il Governo è obbligato a salvaguardare, come più volte evidenziato dall’attuale ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, quando si è dichiarato favorevole ad una maggiore flessibilità, ma senza creare altro debito sulle spalle delle giovani generazioni. Le limitate risorse, si ipotizza intorno al miliardo di euro, che il Governo metterà nel capitolo della riforma previdenziale con la prossima legge di Stabilità, non consentono spazi di manovra più ampi come quella del sistema proposto da Cesare Damiano del 2% di penalità per ogni anno di anticipo o della Quota 100 come somma tra età e contributi.

La Fornero ha spiegato anche che l’ampliamento dell’Opzione Donna risulterebbe poco conveniente perché eccessivamente penalizzante: ‘‘E’ falsa flessibilità, di fatto rende quasi proibitivo l’anticipo del pensionamento, a meno che il lavoratore non si trovi in condizioni di assoluta necessità”. Da parte sindacale arriva al Governo la richiesta di incontro e viene anticipata la loro contrarietà alla penalizzazione di trattamenti pensionistici già poveri, mentre nel 2016 sui prossimi pensionamenti scatterà la revisione in negativo dei “coefficienti di trasformazione del montante contributivo” e l’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi per gli uomini e 65 anni e sette mesi per le donne del settore privato.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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