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Riforma pensioni 2015 ultime novità: flessibilità e pensione anticipata in due tempi con penalizzazione tra il 3-3,5%

Il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan tengono il più stretto riserbo su quali misure riguardanti la flessibilità per il pensionamento anticipato verranno inserite nella prossima Legge di Stabilità che il Governo deve presentare al Parlamento entro il 15 ottobre. Molto probabilmente a metà della prossima settimana si terrà l’incontro decisivo tra il presidente del Consiglio e i ministri del Tesoro e del Welfare per assumere la decisione finale che Renzi spera sia “con buon senso e ragionevolezza“. Il problema è quante risorse il Governo dovrà impegnare per consentire un alleggerimento dell’età pensionabile attualmente prevista con la Legge Fornero che certamente comporterebbero un maggiore esborso da parte dell’Inps. I tecnici del Mef sono impegnati a reperire la copertura finanziaria, a cominciare da quelli già impegnati per le vecchie salvaguardie dei lavoratori esodati e divenute economie che ammonterebbero a circa 500 milioni di euro.

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In ogni caso la somma da reperire sarebbe più alta, si stima intorno ai 4 miliardi. Allora secondo fonti del Mef si penserebbe a una soluzione in due fasi: nella prima si stabilirebbe la regole generale per il pensionamento anticipato. Si lavora a una ipotesi che consenta un anticipo di tre anni, quindi a 63 sette mesi, con un minimo di anzianità contributiva di 35 anni e accettando di subire una decurtazione dell’assegno pensionistico tra il 3 e il 3,5%. Da subito la platea dei lavoratori ai quali verrebbe concessa questa opportunità sarebbe limitata agli esodati rimasti, le donne lavoratrici con figli e coloro che sono rimasti senza lavoro e senza altri redditi. Dal 2018, quando lo scalone sull’età determinato dalla legge Fornero sarà quasi del tutto riassorbito, la misura verrebbe estesa a tutte le categorie di lavoratori.

Un’altra ipotesi riguarderebbe una sorta di prestito pensionistico. Le aziende interessate a un ricambio dei propri dipendenti dovrebbero sopportare i costi del pensionamento anticipato dei propri lavoratori anziani, versando i loro contributi e anche l’importo del loro trattamento pensionistico che poi verrebbe restituita dagli stessi lavoratori, in modeste rate al momento del raggiungimento dei requisiti del vero e proprio pensionamento. Praticamente l’Inps non dovrebbe sostenere i costi immediati della maggiore flessibilità che invece andrebbe a ricadere sulle imprese che insieme ai sindacati reclamano la maggiore flessibilità per svecchiare la loro manodopera.

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