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Riforma pensioni 2015 ultime novità: flessibilità e pensione anticipata, per Pier Paolo Baretta “tagli legati al reddito”

Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ribadisce che sul medio-lungo periodo l’uscita anticipata dal lavoro prima dei 66 anni porterebbe lo Stato a risparmiare. Il sottosegretario, esponente del PD, in un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato: “Costo zero? Guardi che, nel medio-lungo periodo, rendere flessibile l’età della pensione porterebbe lo Stato non a spendere di più ma a risparmiare. Chi dovesse decidere di lasciare il lavoro prima dei 66 anni avrebbe un assegno più basso non per un po’ di tempo ma per tutto il resto della sua vita. È da qui, ma non solo, che arriverebbero i risparmi per il bilancio pubblico. Anche questa è spending review”.

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Pier Paolo Baretta che insieme a Cesare Damiano, attualmente presidente della Commissione del Lavoro della Camera, ha presentato l’ormai famoso ddl 857 in cui per la prima volta in Italia si è proposta la flessibilità in uscita dei lavoratori prende in considerazione alcune variabili nel calcolarne il costo: “Bisogna fare una valutazione non solo statistica ma sociale. Alcuni resterebbero comunque al lavoro, non utilizzando affatto la flessibilità. Altri ancora la sfrutterebbero ma non al massimo, lasciando uno o due anni prima, non quattro. E poi la stima di Boeri non tiene conto di altri risparmi indiretti. Con la flessibilità avremmo meno esodati, per i quali finora abbiamo speso oltre 11 miliardi di euro. E avremmo anche meno lavoratori con la cassa integrazione in deroga, per la quale ogni anno lo Stato sborsa 2,5 miliardi”. Il sottosegretario è convinto che con il meccanismo della flessibilità l’equilibrio dei conti pubblici sarebbe salvaguardato e che il costo per sostenere la flessibilità ammonterebbe alla metà di quanto sostenuto dai tecnici dell’Inps, che hanno parlato di una spesa di 8,5 miliardi di euro l’anno.

Dunque il costo per la flessibilità, calcolata da Baretta intorno ai quattro miliardi potrebbe essere ulteriormente abbassato con ulteriori meccanismi: “Il taglio dell’assegno al livello del reddito: se prendi una pensione da 1.500 euro, dico per dire, ti taglio il 2%, se ne prendi 2.500, a parità di altre condizioni, ti taglio un po’ di più. Oppure si potrebbe introdurre la flessibilità in modo graduale. Nel 2016 consenti di uscire con un anno di anticipo, nel 2017 con due anni di anticipo, nel 2018 sali fino a tre. E così via.”. Dunque una decurtazione progressiva, mentre nel settore privato per chi volesse andare in pensione oltre i 66 anni con l’accordo del datore di lavoro avrebbe una pensione più ricca e farebbe risparmiare soldi allo Stato. Nel settore pubblico invece: “Se tutti restano in ufficio fino a 66 anni gli unici posti disponibili sono quelli aggiuntivi. E sappiamo bene come sia difficile averne di questi tempi. Un po’ di sostituzione tra anziani e giovani serve. Altrimenti il sistema non tiene”.

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