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Riforma pensioni 2015 ultime novità: flessibilità in uscita rimandata, l’appello di un lavoratore precoce a Matteo Renzi

La discussione sulla riforma delle pensioni continua a infiammare gli animi: l’ultima notizia trapelata, secondo cui al momento non ci sarebbero le coperture economiche che possano permettere una rivisitazione della Legge Fornero e garantire maggiore flessibilità in uscita, è stata accolta con sdegno da tutti coloro che confidavano nelle decisioni delle prossime settimane, in primis dai lavoratori precoci.

Tra i tanti ad alzare la voce nel gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”, c’è anche I.P., che proprio oggi ha reso noto in un post di aver ricevuto una risposta da Matteo Renzi, a cui si era appellato tempo fa per esporre la propria situazione: una risposta speranzosa, in cui il premier sottolinea la volontà del governo “di non perdere tempo, di non restare bloccati alla ricerca della soluzione perfetta” e rassicura il lavoratore dichiarando che “sulla riforma delle pensioni siamo al lavoro” , mentre il dibattito continua e non vengono ignorati i casi di persone in situazioni analoghe.

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Peccato che le ultime voci di corridoio abbiano del tutto contraddetto quanto sostenuto dal premier, tanto da scatenare sdegno e rabbia da quanti credevano in una riforma in vista della Legge di Stabilità 2015. Ecco la nuova lettera che il lavoratore precoce I.P. ha indirizzato a Matteo Renzi:

“Ho letto delle dichiarazioni che nella nuova legge di stabilità non si parlerà di pensioni.
Visto la Sua risposta, anche se non penso che sia Lei che risponde direttamente, io ho seguito il dibattito e come me tutto il gruppo di Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti” ma alla fine siamo rimasti con un pugno di mosche in mano. Quel “Stiamo cercando di non perdere tempo”, “Non restare bloccati”, “Sulla riforma delle pensioni stiamo al lavoro” scritte nella Sua risposta, risultano delle prese per i fondelli. State predicando che tagliate le tasse, potrà essere vero, ma poi le tasse le fanno pagare i comuni e alla fin fine siamo sempre NOI che paghiamo, quindi la vita non ci cambia. Mentre ci cambierebbe MOLTO se dopo 41 di contributi versati, non dico di lavoro perché quelli sono di più, ce ne potremmo stare a casa per meritarci il giusto riposo che ci spetta.Dopo che leggerà questa email, vada a casa e si metta davanti ad uno specchio e si chieda: “Faccio bene o male a far lavorare le persone per oltre 41 anni della loro vita?” E quando si recherà a Palazzo Chigi, guardi tutte quelle persone che ci sono e si chieda se sono lì a fare gli interessi del popolo italiano o i propri e se si meritano lo stipendio che prendono. La ringrazio se vorrà rispondermi, ma sarei più contento che non mi rispondesse e facesse qualche cosa per noi.” 

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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