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Riforma pensioni 2015 ultime novità, Matteo Renzi: “L’Ue concede maggiore flessibilità, niente tagli alle pensioni alte”

Il premier Matteo Renzi in una lunga intervista al Corriere della Sera, sfiorando appena il tema delle pensioni, ha affermato che non è all’ordine del giorno un taglio delle pensioni più alte. Mentre ci saranno tagli agli sprechi, ma non tagli alla sanità. Il premier si dice ottimista sulla crescita del Paese: “Il Paese non mi sembra fermo e al contrario vedo tanta energia. Gli indici di fiducia e i consumi tornano a crescere. Il turismo tira, in particolare al Sud. Si respira un clima di ripartenza. Dopo anni di segno negativo torniamo a crescere”.

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Il premier ha confermato che dall’Unione europea è stato ottenuto il via libera per un margine di flessibilità che dovrebbe valere circa l’1%, pari a quasi 17 miliardi di euro. La prossima manovra finanziaria che sarà impostata in particolare sul versante della riduzione delle tasse utilizzerà parte di queste risorse rese disponibili. Un capitolo della prossima Legge di Stabilità dovrebbe riguardare il sistema previdenziale ed il Governo potrebbe proporre l’alleggerimento dei vincoli imposti con la legge Fornero inserendo una maggiore flessibilità nell’uscita dal lavoro per il pensionamento anticipato.

L’ex ministro del Lavoro del Governo Monti si è dichiarata d’accordo a modificare la sua riforma varata in un momento di particolare crisi finanziaria ed ha proposto una soluzione mediana rispetto al costoso sistema delle quote sostenuto da Cesare Damiano e il contributivo integrale del presidente dell’Inps, Tito Boeri, definito dalla stessa Fornero “falsa flessibilità”, con una decurtazione dell’assegno previdenziale del 3-3,5% per ogni anno di anticipo di uscita dal lavoro da parte dei lavoratori che vorranno optarvi. Cesare Damiano in un suo post su Facebook si è compiaciuto che anche la Fornero si sia convinta sulla necessità di correggere la sua legge e in merito ai costi della sua proposta ha ribadito che l’Inps li ha sovrastimati perché: “Non tutti i lavoratori sceglieranno di andare in pensione a 62 anni ed inoltre si tratta di considerare i risparmi che si produrranno con meno cassa integrazione e meno ammortizzatori sociali per gli ultra sessantenni che hanno perso il lavoro e che non trovano un reimpiego. Inoltre, molti esodati non ancora tutelati potrebbero optare per questa normativa. Centinaia di migliaia di lavoratori stanno aspettando questa soluzione”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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