in

Riforma pensioni 2015 ultime novità su flessibilità in uscita e penalizzazioni: da Cesare Damiano a Enrico Morando, posizioni a confronto

Ulteriori notizie riguardanti il tema riforma pensioni 2015 sul caldo argomento della flessibilità in uscita e le sue relative penalizzazioni. Ormai diventato un tormentone estivo, la flessibilità in uscita dal lavoro è considerata come una delle modifiche principali della vigente legge Fornero. Ovviamente, i pareri in Governo sono tanti e contrastanti. Partiamo dal presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che parla del c.d ddl 857 e del sistema delle quote. Attraverso tale provvedimento, la pensione sarebbe possibile a 66 anni di età a patto che siano stati raggiunti i 35 anni di contributi e si potrebbe però andare in pensione anticipatamente a 62 anni, se l’assegno fosse almeno di una volta e mezza la pensione sociale, sempre che sia presente il requisito fondamentale dei 35 anni di contribuzione.

=> LEGGI TUTTO SULLA RIFORMA DELLE PENSIONI 2015

Di base, le penalizzazioni sarebbero di circa il 2% per ogni anno di uscita anticipata e quindi massimo l’8%. Se si andasse in pensione a 62 anni, ma con più di 35 anni di contribuzione la riduzione sarebbe inferiore. Contrario al sistema delle quote proposto da Damiano c’è sicuramente il vice ministro, Enrico Morando, che vorrebbe mantenere invariato il sistema previdenziale varato dal governo Monti e sarebbe favorevole solamente a modifiche piuttosto limitate e soprattutto a costo zero, come il prestito ponte (prestiti concessi per brevi periodi da parte degli Istituti di credito).

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, invece, si è dichiarato fermamente contrario alla maggiore flessibilità con il sistema delle quote proposto da Cesare Damiano perché per lui risulterebbe una spesa troppo onerosa da affrontare per lo Stato (parla di circa 8-10 miliardi di euro). Boeri avrebbe, invece, proposto un ricalcolo dell’assegno pensionistico per coloro i quali decidessero di lasciare il loro lavoro anticipatamente rispetto ai limiti attualmente vigenti. A suo modo di pensare, sarebbe una flessibilità sostenibile necessaria a contenere il debito pensionistico.

Anche l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, si è espresso sull’argomento, dichiarando che alla flessibilità non si può rinunciare ma bisognerebbe utilizzare delle decurtazioni dei trattamenti pensionistici più alti, guardando attentamente agli equilibri di finanza pubblica. Arrivare alla flessibilità attraverso penalizzazioni, prestito ponte e part-time per i lavoratori anziani: queste sarebbero le tre proposte di Treu per risolvere l’intricato nodo della riforma pensioni.

Insomma, tante proposte, alcune favorevoli tra loro, altre abbastanza contrastanti. L’obiettivo, comunque, resta sempre lo stesso: arrivare ad un compromesso tra uscita anticipata e penalizzazione. Qual è la strada più adatta è difficile da stabilire ma urge arrivare ad una conclusione che possa mettere d’accordo, almeno in parte, tutti.

Written by Giuseppe Cubello

Studente all'Università Magna Graecia di Catanzaro. Innamorato dello sport. Sogno di diventare presto giornalista pubblicista.

caso domenico maurantonio ultime news

Domenico Maurantonio news, ipotesi shock: entrano in scena “altre persone”

iPad Pro con iPhone 7

iPhone 7 e 6S data uscita news: nuovo iPad Pro in arrivo a Cupertino