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Riforma pensioni 2016 news oggi: pensione precoci tra bonus contributivi e Quota 41

Mentre i lavoratori precoci, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare in giovanissima età e già intorno ai 60 anni di età hanno raggiunto una lunga carriera contributiva, non demordono nella loro battaglia per andare in pensione dopo aver maturato i 41 anni di anzianità contributiva a prescindere dall’età anagrafica e senza decurtazione sul trattamento pensionistico, nonostante il forte sostegno sindacale e la dichiarata volontà del Governo di raggiungere un accordo sulle modifiche all’attuale sistema previdenziale, non si è sbloccato ancora lo stanziamento delle risorse necessarie.

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Prima della Legge Fornero, cioè sino al 2011 i lavoratori potevano andare in pensione con 40 anni di contributi, con una finestra mobile aggiuntiva che era di 12 mesi per i lavoratori dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi. La riforma Fornero ha abrogato il limite dei 40 anni e ha fissato un tetto contributivo minimo che nel 2016 è di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 e 10 mesi per le donne.

Con l’Anticipo pensionistico non si modificherebbero i requisiti fissati dalla Fornero, ma si consentirebbe solo l’uscita anticipata fino a un massimo di tre anni e sette mesi attraverso il meccanismo del prestito. Naturalmente i lavoratori precoci non otterrebbero alcun vantaggio da questo tipo di misura. Mentre il disegno di legge di Cesare Damiano prevede la possibilità di nadre in pensione per tutti con 41 anni di contributi. Il Governo avrebbe mostrato una qualche apertura verso i precoci, ma con una misura più limitata sotto forma di un bonus contributivo di qualche mese per i periodi di lavoro compresi tra i 14 e i 18 anni di età.

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