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Riforma pensioni 2016 news: pensioni di vecchiaia e calcolo contributivo, Cesare Damiano propone una soglia minima

Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, auspica che il Governo intervenga sulle pensioni che verranno calcolate per intero con il metodo contributivo: “C’è un meccanismo infernale e assurdo per gli assegni calcolati con il metodo contributivo puro che penalizza i giovani”. Il calcolo contributivo è infatti diventato obbligatorio per coloro che si sono iscritti al sistema pensionistico a partire dal 1°gennaio 1996 e la legge Fornero attualmente prevede la possibilità di uscire dal lavoro raggiunti i requisiti della pensione di vecchiaia, solo se il reddito pensionistico non sia inferiore a una soglia prestabilita.

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Il presidente Damiano ha infatti ricordato: “La prima uscita è dai 63 anni con almeno 20 anni di contributi effettivi ma per usufruire di questa opzione, l’assegno pensionistico deve essere almeno 2,8 volte l’assegno sociale, cioè circa 1.300 euro lordi. Cifra difficile da raggiungere per molti giovani, che entrano tardi nel mondo del lavoro e, poi, restano a lungo precari e sotto pagati. La mia generazione a 40 anni aveva già accumulato 20-25 anni di contributi, le nuove generazioni in molti casi ne hanno 5 o 10. Lavoratori poveri che saranno pensionati poveri”. Mentre: “Il secondo scalino arriva all’età di vecchiaia vigente in quel momento (circa 68 anni), ma bisognerà avere un assegno almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè circa 670 euro al mese altrimenti si viene catapultati ancora avanti, a 70 anni. Un meccanismo infernale e assurdo. Per questo, con l’onorevole Gnecchi, proporremo a breve di abbassare a 1,5 volte il primo paletto ed eliminare il secondo”.

L’ex ministro del lavoro ha annunciato che proporrà l’introduzione di una soglia minima per gli assegni dei giovani che in virtù del calcolo contributivo non usufruiranno dell’integrazione al minimo. La materia è particolarmente importante anche per i lavoratori autonomi e per gli iscritti alla gestione separata che avendo un’aliquota di computo più bassa rispetto a quella dei lavoratori dipendenti accumuleranno un montante pensionistico inferiore, quindi daranno beneficiari di una pensione più ridotta. Secondo Cesare Damiano, in considerazione della prospettiva di assegni di poche centinaia di euro, i giovani: “Potrebbero avere la tentazione di non versare affatto i contributi e magari lavorare in nero. Bisogna garantire un’integrazione che consenta di raggiungere un valore almeno pari all’assegno sociale (440 euro) con costi a carico della fiscalità generale. Su questo c’è già una nostra proposta in Parlamento”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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