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Riforma pensioni 2016 ultime notizie: la flessibilità che non piace e il difficile turnover, arriva la difesa in favore della Fornero

Flessibilità sì o no? Mentre si rincorrono ipotesi sulle strategie da mettere in atto per favorire la tanto discussa flessibilità in uscita, tallone d’Achille delle riforma pensionistica, c’è chi ne ha messo in discussione l’importanza: l’ultima apologetica in difesa della Fornero è arrivata dall’economista Veronica De Romanis, che qualche giorno fa ha affidato a “Il Foglio” il suo pensiero sul tema, avanzando delle perplessità sia sulla sostenibilità delle finanze pubbliche sia sui vantaggi in termini di aumento occupazionale giovanile che la riforma porterebbe.

La sostenibilità della spesa previdenziale italiana viene in messa in discussione per un discorso macroeconomico, dal momento che il Governo prevede per i prossimi anni un tasso di crescita che però è avvalorato dall’andamento degli ultimi 10 anni: in sostanza, il Belpaese avrebbe maggiormente bisogno di persone che lavorino che non di gente che percepisca una pensione finanziariamente non sostenibile.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, la De Romanis ha posto l’accento sul fatto che “il posto lasciato libero da chi va in pensione anticipatamente non necessariamente può essere occupato da un giovane” per diversi e “ovvi” motivi, come l’obsolescenza dei posti lasciati dai senior e la questione delle competenze diverse che entrano in gioco. Inoltre diversi studi – di cui però non viene riportata la fonte esatta – proverebbero che non esiste una relazione inversa tra il tasso di occupazione dei lavoratori in età della pensione e il tasso di occupazione giovanile.

Secondo l’economista, sarebbero altre le strategie da mettere in atto per favorire l’occupazione giovanile, ovvero la creazione di politiche attive a favore del lavoro, investimenti che favoriscano il contatto tra i ragazzi e il mondo delle aziende e una riforma della pubblica amministrazione.

In conclusione, la flessibilità non avvantaggerebbe nessuno: né i giovani, per i quali la ricerca del lavoro non sarebbe più facile, né i pensionati che potrebbero presto trasformarsi in “nuovi poveri” perché costretti a vivere con un assegno decurtato. E voi cosa ne pensate?

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