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Riforma pensioni 2016 ultime notizie: precoci ed esodati lottano per la Quota 41 in piazza a Bologna [INTERVISTA]

Il popolo dei pensionandi non si arrende: ieri a Bologna si è incontrato il presidio del gruppo Facebook “Pensioni lavoratori, precoci ed esodati”, che continua a chiedere a gran voce l’approvazione della Quota 41 per accedere alla pensione senza alcun limite di età, né penalizzazione economica. UrbanPost c’era, ed è riuscito ad intercettare Franco Rizzo, amministratore della pagina, e Angelo Baldini, uno dei membri del gruppo. Lo slogan? “La pensione la vogliamo da vivi”.

Che cosa promuovete come gruppo Facebook “Pensioni lavoratori, precoci ed esodati”?
F. R.: “I primi ad avere avuto l’idea di comitati di protesta siamo stati noi. Da un mese a questa parte i nostri iscritti sono aumentati di 3.000 unità: i nuovi arrivati, tra l’altro, sono quelli che hanno più consapevolezza e voglia di fare. Noi stiamo portando avanti il nostro impegno con eventi di questo tipo, oltre a lavorare sul campo a Roma, con la Commissione Lavoro e i parlamentari.”

Quest’anno sarà l’anno della flessibilità in uscita? 
F.R. “Secondo me sì, perché c’è chi ha tutto l’interesse nel fare funzionare il Jobs Act mettendo in moto la flessibilità in uscita. Il primo segnale concreto da dare è togliere l’aspettativa di vita prima delle elezioni, sarà poi importante eliminare le penalizzazioni. Già lo scorso 21 novembre, quando abbiamo protestato a Roma insieme a Maurizio Landini, si è ribadita l’urgenza di puntare sui giovani: chi inizia a lavorare a trent’anni dovrà versare 40 anni di contributi e, stando alla legge Fornero, non potrà andare in pensione prima dei 74 anni. Insomma, il vero problema riguarda le nuove generazioni.”

Che cosa chiedete al Governo?
F.R. “Bisogna fissare dei limiti massimi di età per andare in pensione, che a nostro avviso deve essere massimo di 62 anni, e non perché a questa età si sia “vecchi”, ma semplicemente perché spesso le persone a quell’età hanno i genitori almeno 75enni con tutte le problematiche che ne conseguono: alcuni devono sostenere un genitore ammalato, altri sfortunati hanno perso anche il lavoro, ritrovandosi in mobilità o esodati; altri ancora, hanno un figlio disabile da accudire. Le problematiche si sommano in una maniera drammatica. Tutte queste persone non hanno voce, e non riescono nemmeno a farsi sentire. Non è giusto che continuino a rimanere al lavoro, così come non è giusto, ad esempio, che maestre d’asilo debbano badare 30 bambini senza averne più le forze.”

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Avete qualche proposta “tecnica” per raggiungere questo obiettivo?
F.R. “Il discorso della divisione tra previdenza e assistenza, ad esempio. La legge n.88/1989 prevedeva la separazione tra le due voci, mentre ora il cassetto contante è unico (il che fa molto comodo ai nostri governanti, che ci pescano dentro per altre necessità). Se le due voci fossero separate, la nostra spesa pensionistica si attesterebbe al 10%, attenendosi ai parametri Ocse, cosa che attualmente non avviene. Se fossero separati (la previdenza nell’Inps, il resto nel bilancio dello Stato), il bilancio dell’Inps sarebbe in attivo.”

Il vostro appello?
F. R.“Bisogna puntare sui giovani, sono loro a dover cambiare questo paese, anche perché hanno le idee e la creatività per farlo. Personalmente ho una moglie invalida, vado al mio lavoro in banca, e poi sono al telefono o sul computer fino alle 3 di notte. Mi piange il cuore perché in questo ultimo anno almeno 10 figli dei miei clienti sono partiti per l’estero: riescono a portarceli via con un paio di mail. E non possono tornare indietro, perché là trovano buoni stipendi, assistenza per loro e per i figli, benefit. Il problema è dare lavoro ai giovani. Cambiare si può: ci sono degli esempi europei da seguire che sono riusciti a migliorare il welfare.”

Che è poi quello che sostiene Cesare Damiano.
F.R. “Noi ci riconosciamo nell’impegno che sta portando avanti Damiano. D’altro canto, è legittimo che agisca con diplomazia per non inimicarsi il resto del partito.”

Come credete sia andata la manifestazione di oggi?
A.B.: “Complessivamente siamo contenti, anche se ci aspettavamo una partecipazione maggiore. Del resto viviamo in un’era in cui il mutismo della gente è disarmante: c’è molto disinteressamento verso la politica, le questioni sociali e il riconoscimento dei diritti, soprattutto da parte dei giovani. C’è la percezione che la lotta si faccia di fronte al computer, invece non è così: la lotta si fa ancora in piazza, la presenza fisica fa la differenza. Siamo contenti perché la gente si è fermata, ha ascoltato e applaudito. Quello che vede qui, l’abbiamo concretizzato totalmente in autofinanziamento mettendoci dell’impegno: ma lo dobbiamo innanzitutto ai nostri figli.”

In apertura: foto di Lorenz Raw Piretti

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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