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Riforma pensioni 2016 ultime novità: intervista ai lavoratori precoci, le richieste dopo la Legge di Stabilità

I lavoratori precoci sono una delle categorie rimaste escluse dalle norme previdenziali inserite nell’ultima Legge di Stabilità. Noi di UrbanPost abbiamo intervistato in esclusiva gli amministratori del folto gruppo di Facebook, “Lavoratori precoci a tutela dei propri diritti”, per comprendere la loro situazione e le loro richieste.

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Cosa vi aspettavate dalla Legge di Stabilità?
“Alcuni di noi non si aspettavano nulla; intuivamo che il Governo avesse altri interessi o priorità come l’abolizione dell’Imu della prima casa, i 500 euro ai diciottenni (solo per quelli nati nel 1998 fra l’altro) e ai 500 euro da spendere per gli insegnati, altri invece contavano molto in una modifica alla riforma Fornero, limitando a 41 anni massimo il limite di anni lavorativi per accedere ala pensione. Non dimentichiamo che quando c’era stata la riforma Dini sulle pensioni i politici e i sindacati promisero che non ci sarebbero state altre modifiche al sistema previdenziale.”

Per cosa vi battete?
“Ci battiamo per l’abolizione della riforma pensionistica Fornero voluta dal Governo Monti e sostenuta e votata da alcuni partiti cioè il Pd, PDL e Lista Civica, riportando il diritto alla pensione alle condizioni precedente, cioè a 40 anni di contributi per le pensioni di anzianità o a 60 anni di età per le pensioni di vecchiaia. Al massimo possiamo concedere 41 anni per la pensione di anzianità o anticipata con la proposta di Daminano e la Quota 100, comunque sempre limitando al massimo 41 anni di contributi per agevolare chi perde il lavoro. Volevamo sottolineare che la nostra categoria ha già concesso molto con la riforma Dini passado da 35 anni di contributi a 40 anni di contributi per lapensioni di anzianità. Ricordiamo, quando votarano la riforma Fornero, il segretario di allora del PD Pier luigi Bersani si affrettò a rassicurare i lavoratori che quando il Pd sarebbe tornata a governare da solo la riforma Fornero sarebbe stata abolita, ora non ne fa più cenno.”

Come vivete la vostra condizione?
“Viviamo con molta preoccupazione la nostra condizione; fra l’altro molti di noi svolgono lavori pesanti dall’età di 14, 15, 16 anni, con l’orario a turni come il turno di notte: immaginare di lavorare a quelle condizioni fino alla soglia dei 70 anni, come prevede la riforma Fornero, è assurdo senza contare che le recenti modifiche sulle tutele del lavoratori sono venute meno, basta che l’azienda dichiari di avere problemi economici e si perde il lavoro, a quell’età è ancora peggio che per un giovane trovare lavoro. Conosciamo alcune proposte per agevolare il turn over come il lavoro part time, ma ci chiediamo se chi fa queste proposte a parte in alcuni casi conosca davvero le esigenze delle imprese e del mondo del lavoro, il lavoro non è un gioco.”

Quali iniziative intendete portare avanti?
“La prima iniziativa che portiamo avanti è fare informazione: con stupore dopo 4 anni dalla riforma Fornero molti lavoratori non conoscono ciò che prevede la riforma pensionistica, molti per esempio credono che bastino 42 anni di contributi per accedere alla pensione, questo era vero fino ora, non sanno che in seguito è stata legata alla presunta prospettiva di vita (che fra l’altro non tiene nemmeno conto degli ambienti e dalle tipologie dei lavori svolti) e che in seguito ci vorranno anche 44, 46, 48, 50 anni di lavoro per accedere alla pensione. L’estate scorsa, il presidente attuale dell’INPS Tito Boeri ha allestito un servizio online che consente di verificare oltre l’attuale posizione contributiva anche di sapere quando si andrà in pensione se si continuerà a lavorare senza interruzioni. Complice di questa disinformazione è anche il sindacato, abbiamo chiesto più volte ai rappresentanti e delegati sindacali di fare informazione ai lavoratori su cosa prevede la riforma Fornero, ma hanno usato le scuse più disparate come: “non facciamo informazione perchè tanto quella riforma dovrà essere cambiata, “oppure “non vogliamo creare panico fra i lavoratori”: non comprendiamo quale sia la ragione per cui sono restii a fare corretta informazione, anche se a grande linee dicono di essere contrari alla riforma Fornero. Le altre iniziative che alcuni membri del gruppo hanno svolto e continuano svolgere è di cercare interlocutori con politici che vogliono darci una mano per la nostra causa, abbiamo iniziato da poco formare gruppi sul territorio, comitati come è avvenuto il 2 gennaio a Torino. Alcuni ci dicono che è tutto inutile, che non servirà a nulla, di sicuro fare nulla sarà inutile se non lottiamo per ripristinare i nostri diritti saranno tentati di peggiorare anche la tanto contestata riforma Fornero, oppure cercheranno di agevolare i prossimi più vicini alla pensione per penalizzare chi proprio prossimo non lo è.”

Il fondatore del gruppo “Lavoratori precoci a tutela dei propri diritti”, Moreno Barbuti ha voluto aggiungere anche questa riflessione:                                       “In tanti stiamo aspettando un emendamento alla riforma Fornero….è sicuramente una questione di bene comune anche per i lavoratori “precoci” che dopo che avranno lavorato e versato contributi alle casse previdenziali per 40 anni, (sempre se riusciranno a farlo…), si sentiranno dire con una pacca sulla spalla che sono pochi!!! Oltretutto, dopo aver innalzato il limite a 42 e 6 mesi, li hanno collegati al perverso meccanismo dell’aspettativa di vita per cui più sei giovane e più rimani fregato perché ne dovrai lavorare ancora di più 43-44-45 e così via a salire. Chissà quale differenza di aspettativa di vita ci potrà essere tra lavoratori nati a due o tre anni di differenza gli uni dagli altri… È semplicemente una farsa e nessuno ne parla… La differenza di aspettativa di vita potrà essere FORSE significativa, solo tra una generazione e l’altra per cui bisognerebbe aspettare almeno 20 anni prima di innalzarla…

Senza parlare delle notizie di questi giorni apparse sui media, dove si denuncia un incremento di decessi fuori della norma. Si dice solamente che i precoci sono giovani, ma nessuno però dice che sono quelli che lavoreranno più a lungo versando i relativi contributi alle casse previdenziali appunto per 40/41 anni e se nessuno farà nulla oggi molti di più appunto a causa del perverso meccanismo dell’aspettativa di vita! Ma scusate, il fatto che diamo più anni di lavoro e conseguentemente più quattrini di tutti gli altri non conta nulla??? Non ci sembra un fattore secondario, anzi!! Ci hanno detto che questa riforma era per aiutare i più giovani, ma dove.. Qui fino ad ora emerge soltanto che più sei giovane e più anni dovrai lavorare per poi percepire magari una pensione più bassa…Un assurda discriminazione ed una grave ingiustizia ai danni di chi ha iniziato a lavorare quando portava ancora i calzoni corti perdendo l’età scolare e l’adolescenza in fabbrica o comunque lavorando sodo, mentre i nostri coetanei vivevano in modo più consono alla loro età…40 anni sono tanti, una vita, solo a pronunciarlo fa un certo effetto, figuriamoci lavorarli tutti!!

Vogliamo sperare che, nelle sedi opportune, venga concessa la possibilità a chi ha lavorato un tale numero di anni e soprattutto versato i relativi contributi previdenziali, di potersi ritirare per godere il meritato riposo, riuscendo così ad evitare che il nostro traguardo si trasformi in una chimera irraggiungibile…Chiediamo a tutte le forze politiche ed in particolare al PD che venga approvato il disegno di legge 857, il quale prevede un tetto massimo contributivo di 41 anni di lavoro per tutti a prescindere dall’età e senza penalizzazioni”.

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