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Riforma pensioni 2016 ultime novità: Opzione Donna, intervista esclusiva alle lavoratrici che chiedono la proroga al 2018

A ridosso di una settimana che si annuncia cruciale per le decisioni che il governo di Matteo Renzi dovrebbe adottare per riformare il nostro sistema pensionistico, attualmente regolato dalla legge Fornero, noi di UrbanPost abbiamo raggiunto le amministratrici che gestiscono la pagina Facebook: “Opzione Donna Proroga al 2018”. Le lavoratrici hanno circostanziato le loro richieste e spiegato i benefici derivanti dalla proroga del regime sperimentale Opzione Donna, che qualora non venisse incluso nelle modifiche alla legge Fornero, farebbe registrare per queste donne, persino, un peggioramento delle condizioni attuali per andare in pensione. Le lavoratrici determinate a far valere le loro ragioni propongono: “Si eliminino le trattenute previdenziali dai nostri stipendi e si lasci a noi la scelta di come investire sulla nostra previdenza”.

Sulla riforma del sistema previdenziale c’è grande fermento, ma allo stesso tempo grande incertezza: voi del gruppo Facebook “Opzione Donna Proroga al 2018” cosa chiedete al governo di Matteo Renzi?

“Quello che noi chiediamo, e non smetteremo mai di chiedere, è l’estensione al 2018 del regime sperimentale Opzione Donna con i requisiti di 57 anni di età e 35 anni di contributi. La legge Maroni 243 e’ un’ottima legge e non comprendiamo perché la sua estensione non debba venire concessa dal Governo e dal Parlamento; non dimentichiamo che vi sono alcuni DDL a tal proposito depositati da tempo alla Camera ed al Senato. La nostra netta impressione è che si tratti in questo caso di un puro gioco politico tra maggioranza e opposizione”.

Quale sarebbe la convenienza del Governo a mandarvi in pensione?
“Permetterebbe il ricambio tanto voluto dalle Politiche del lavoro consentendo il pensionamento a persone ormai stanche e demotivate e inserendo giovani disoccupati che sono costretti a rivolgersi al mercato estero.
Fungerebbe da ammortizzatore sociale, evitando che le aziende in crisi ricorrano alla cassa integrazione e ad altri aiuti statali.
Consentirebbe una libertà di scelta sull’uscita del lavoro, permettendo di dedicarci anche agli altri attraverso forme di volontariato, oltre che alla famiglia.
Infine l’estensione dell’opzione donna seguirebbe la direzione della riforma statale a costo zero assicurando nel lungo periodo notevoli risparmi: non dimentichiamoci della penalizzazione che noi donne avremmo sulla pensione.”

Il Governo non sembra orientato a riconoscervi una specificità, come controbattete?
“Proseguendo la strada intrapresa da qualche mese con serietà caparbietà e tanto, tanto impegno. E’ ormai un dato di fatto che non ci fermiamo davanti alle porte chiuse, ma con educazione e gentilezza, troviamo sempre il modo per aprirle.”

=> LEGGI TUTTO SULLA RIFORMA DELLE PENSIONI 2015

Il ministro Padoan ha dichiarato che la flessibilità non può essere legata solo agli anni di contribuzione, ma anche e soprattutto all’età anagrafica.                         
“Con tutto il dovuto rispetto, il pensiero del Ministro Padoan è completamente errato: non si può infatti pensare che un lavoratore o lavoratrice che, ad esempio a 57 anni abbia già maturato dai 37 ai 40 anni di contributi, debba andare avanti fino ai 67 anni di età.
Per quanto ci attiene, se la decisione sarà di una nuova forma di Opzione Donna con l’innalzamento del requisito anagrafico, il range di uscita dovrà essere al massimo tra 57 e 60 anni; pensare ad un’uscita a 62/63 è completamente assurdo e si tratterebbe di una modifica peggiorativa dell’attuale legge.
Deve essere chiaro a tutti gli attori in gioco (Governo, Parlamento e Commissioni Lavoro) che non ci facciamo prendere in giro e che la nuova forma di Opzione Donna a cui stanno pensando NON E’ UN REGALO, MA UNA PRESA IN GIRO.
Se poi il problema, come sempre, sta nel solito ritornello: NON CI SONO LE RISORSE, allora il suggerimento è quello di attuare una volta per tutte una seria spending review, ad esempio dimezzando radicalmente i costi della politica. Qui non si tratta di populismo, ma semplicemente della pura realtà: basta confrontare i costi della politica italiana con quelli degli altri paesi dell’Unione Europea.
Inoltre, come del resto viene affermato nella pagina del sito Inps, dove viene citato il principio di solidarietà su cui si basa l’ente: “Il valore della solidarietà si concilia con quello della responsabilità personale: ciascuno è protagonista della propria storia previdenziale, nella misura in cui versa i contributi pensionistici”. Facciamo dunque una proposta shock: si eliminino le trattenute previdenziali dai nostri stipendi e si lasci a noi la scelta di come investire sulla nostra previdenza.”

Cosa vi augurate avvenga?                                                                                  
“Ovviamente ci auguriamo che la nostra istanza venga accolta, ma soprattutto che il Governo ed il Parlamento si rendano conto una volta per tutte che non si può ragionare di pensioni sulla base di meri conti ragionieristici. Se il ragionamento del Governo è che noi della generazione Baby Boomers dobbiamo continuare a lavorare per pagare le agevolazioni fiscali per le aziende che assumono con il Jobs Act o per pagare i vari ammortizzatori sociali, beh, non ci stiamo a questo gioco: non siamo i Bancomat del Governo, ma PERSONE.”

Avete in programma delle iniziative per portare avanti le vostre ragioni?
“Qualche giorno fa, abbiamo inviato una lettera a nome del Gruppo al Presidente Mattarella e siamo in attesa di una risposta. Per il prossimo futuro, abbiamo sicuramente in programma non una, ma molte iniziative, per ora preferiamo non anticiparle. Il nostro motto è “avanti tutta” e aggiungiamo “sempre e per sempre”, anche dopo la Legge di Stabilità.”

In apertura: Image Credit Peterfz30/Shutterstock.com

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