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Riforma pensioni 2016 ultime novità: Opzione Donna proroga al 2018, intervista a una lavoratrice e appello a Matteo Renzi

Molte lavoratrici che si trovano nella fascia di età tra i 55 e 57 anni di età vivono una condizione di disagio e chiedono di poter accedere alla pensione anche con il contributivo integrale di Opzione Donna. Abbiamo intervistato una di loro, Daniela Bagni, che ha già raccontato la sua storia a Mi manda Raitre.

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Il gruppo Opzione Donna Proroga al 2018 ha visto una crescita del numero degli iscritti, questo aumento come lo spiegate?

Ad oggi, dopo solo quattro mesi siamo già 4.300 iscritte. Il fatto oggettivo è che sempre più donne arrivate a 55/56/57 anni si trovano in una situazione di grande disagio. Chi non riesce a conciliare lavoro e famiglia perché ha genitori anziani da accudire, chi ha nipotini e vuole aiutare i figli, ma anche e soprattutto perché con questa grande crisi molte donne sono rimaste senza lavoro; magari hanno già 37 o 38 anni di contributi ma “solo” 55 56 anni e difficilmente si ricollocheranno nel mondo del lavoro. E per non diventare un peso per la società il poter usufruire di Opzione Donna oltre il 2015 garantirebbe loro un reddito certo anche se decurtato. In più-il ricambio generazione verrebbe favorito.

In questi ultimi mesi sono state apportate diverse modifiche alla Legge di Stabilità, alcune riguardano anche L’Opzione Donna, voi cosa chiedete di diverso rispetto alle modifiche?

Non sono state apportate modifiche all’Opzione Donna, ma sono stati semplicemente ripristinati i diritti della legge 243/2004 per poter accedere alla pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età per le dipendenti e 58 anni per le autonome a favore di tutte coloro che avranno maturato I requisiti entro il 31.12.2015. Poiché la stessa legge prevede il Governo valuti i risultati al termine della predetta sperimentazione per una sua eventuale prosecuzione, noi chiediamo con fermezza che questo venga effettuato. Tutte noi riteniamo infatti assurdo che si venga a creare “uno scalone ” di 10 anni tra chi ha maturato i requisiti perché nata il 31.12.58 e chi è nata l’1.1.59, sia per chi lavora come dipendente che per chi come me è una lavoratrice autonoma. Noi chiediamo che non ci sia più questa disparità: trattandosi di sistema contributivo, come diceva ieri in trasmissione a “Mimandarai3” Fulvia Colombini della Inca-Cgil: “Queste sono regole vecchissime che in un sistema pensionistico contributivo non hanno senso”, inoltre chiediamo che chi ha contributi versati in gestione separata possa totalizzarli con gli altri contributi sempre perché si parla di quiescenza liquidata con il sistema contributivo…è illogico non poterlo fare soprattutto per Opzione Donna! Ci aspettiamo dunque, dopo la risposta dell’on. Enrico Zanetti in occasione della trasmissione alle mia domanda diretta se ci sarà la volontà di una proroga di Opzione Donna oltre il 2015, che il Governo prenda seriamente in considerazione questa eventualità! 

Ci sarebbe una convenienza dello Stato a mandarvi in pensione, per gli eventuali risparmi sulla spesa sociale, in termini di assistenza ai malati in casa, agli anziani e ai figli?

Assolutamente sì. Non dimentichiamo che spesso la donna ha funzione di caregiver per i propri cari malati, per i genitori e spesso anche per i suoceri anziani. Io stessa ho 2 nipotine e mia figlia non ha nessun aiuto. Credo che dovrebbe essere un diritto x tutte le donne poter decidere di andare in pensione dopo 35 anni e più di doppio lavoro, tra la cura della casa/figli e la fabbrica/ufficio.

In conclusione cosa chiedete al Governo di Matteo Renzi? E come proseguirete la vostra battaglia?

Sicuramente non smetteremo di combattere; il 21 novembre scorso abbiamo partecipato alla manifestazione Fiom a Roma; in quell’occasione abbiamo incontrato l’On. Rizzetto e l’On. Fassina, dai quali abbiamo ricevuto piena solidarietà alla nostra causa. Oltre ad essere attivo anche sui Social, il Gruppo continuerà ad intensificare i contatti interpersonali con il maggior numero di parlamentari per sollecitarli a riconsiderare l’estensione dell’opzione donna come pilastro fondamentale nell’ambito del prossimo provvedimento ad hoc sulla flessibilità in uscita, a cui il Governo dovrebbe iniziare a lavorare nel corso del prossimo anno. Sul fronte dei Media,  faremo il possibile per ottenere maggiore visibilità a livello nazionale. Al Presidente del Consiglio Renzi chiediamo che rifletta con attenzione su questa nostra richiesta, affinchè tutte le donne, alle quali la legge Fornero ha posticipato l’uscita di 7 anni e più, possano avere la libertà di scelta di accedere alla pensione, pur consapevoli del significativo svantaggio economico. Opzione Donna garantisce allo Stato un risparmio nel medio e lungo termine e un Governo lungimirante dovrebbe assolutamente tenerne conto.

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