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Riforma pensioni 2016 ultime novità: pensione anticipata, come farsi il proprio piano previdenziale?

La necessità di rendere più flessibile l’uscita dal posto di lavoro verso il pensionamento si fa sempre più pressante e il Governo di Matteo Renzi sta lavorando alla possibilità di offrire un ventaglio di opzioni che permettano ai lavoratori di scegliere i propri piani pensionistici. Il prestito pensionistico costituisce una delle ipotesi che i tecnici del Governo stanno vagliando e che, come scrive Il Sole 24 Ore, si caratterizzerebbe per il “coinvolgimento del sistema bancario-assicurativo, le penalizzazioni dell’assegno previdenziale per i 2-3 anni di anticipo rispetto alla soglia di vecchiaia e una nuova ‘mission’ per il Tfr”.

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Il Governo oltre al prestito con la partecipazione delle banche e dell’Inps, starebbe studiando anche un decurtamento dell’assegno pensionistico mensile per i primi 2-3 anni dall’uscita dal lavoro, con l’erogazione di un mini assegno o di una penalizzazione del 3-4% per ogni anni di anticipo. L’importo mensile verrebbe calcolato col sistema contributivo e tutto il meccanismo verrebbe garantito dal Tfr che in parte confluirebbe forzatamente nel secondo pilastro delle pensioni integrative.

Questi provvedimenti se si concretizzassero, realizzerebbero quegli “sforzi creativi” di cui più volte ha parlato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, che guida la squadra di tecnici incaricata di approntare le misure che ammorbidiscano le rigidità della legge Fornero. Come spiegato sul Sole 24 Ore, queste misure comporterebbero: “Un costo per le casse dello Stato in termini di interessi o incentivi da garantire al sistema bancario e di maggiore propensione al pensionamento rispetto a quanto fin qui previsto. Si rimarrebbe lontani da 5-7 miliardi che sarebbero a carico dei conti pubblici con un intervento diretto di flessibilità senza il ricorso agli intermediari finanziari, ma non si tratterebbe comunque di un’operazione a costo zero”. Le proposte sono dunque tante, ma inizialmente vedrebbero come destinatari solo una piccola parte dei lavoratori: “Con il coinvolgimento dei soli lavoratori che perdono l’impiego a due o tre anni dal raggiungimento della soglia di vecchiaia e di quelli impegnati in mansioni usuranti, per i quali si può contare su una dote finanziaria finora sotto-utilizzata. Questa ipotesi potrebbe prevedere, nei casi di esuberi per crisi aziendali, anche un contributo diretto da parte della aziende (fascia interessata dagli over 55enni in poi)”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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