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Riforma pensioni 2016 ultime novità: pensione anticipata e flessibilità, non penalizzare i più deboli

La possibilità di scegliere se lasciare il lavoro dopo avere raggiunto i 62 anni di età, con l’assegno mensile pensionistico calcolato col metodo contributivo e una penalizzazione dal 2 al 3% annuo, in termini tecnici flessibilità in uscita, sta impegnando, sindacati Governo ed esperti in materia previdenziale. In un’intervista a ilsussidiario.net, Luca Spataro, docente di Economia Politica all’Università degli Studi di Pisa ha affermato: “La flessibilità è purtroppo un lusso che l’Italia in questo momento non può permettersi, e la ragione è che ci sono ancora troppi pensionati che ricevono un assegno basato sul sistema retributivo”. Spataro si dice d’accordo con il ministro Poletti quando afferma che è necessario trovare “una soluzione che non penalizzi i più deboli” nel momento in cui si cercherebbe di dare maggiore flessibilità ai pensionandi che percepirebbero un tratttamneto pensionistico al di sopra di una certa soglia.

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Secondo il professore la flessibilità è un meccanismo che sarebbe “neutrale” se inserita in un sistema contributivo completo, cioè non inciderebbe né sui conti pubblici, né sulla previdenza: “Il meccanismo di calcolo contributivo, essendo ispirato all’equità attuariale, garantisce che lo stock di pagamenti per pensioni non dipende dall’eta di pensionamento”. Tuttavia in Italia negli anni ‘90 si è scelto di dividere le generazioni in due, alle generazioni più anziane si è continuato ad applicare il sistema retributivo, mentre alle generazioni più giovani si è addossato tutto il peso delle riforma con l’applicazione del sistema contributivo.

Da più parti adesso si chiede l’adozione della flessibilità. Spataro ha spiegato che la flessibilità in questo particolare momento storico non garantirebbe il turn over generazionale, perché la domanda interna e il sistema produttivo hanno bisogno di un tasso di crescita più consistente. Invece sarebbero necessarie misure per ridurre la disoccupazione, visto che il tasso di disoccupazione dei laureati è del 17% e quello dei diplomati del 30%, per questo bisognerebbe procedere speditamente sulla strada del calo del costo del lavoro evitando di sprecare le risorse in tanti rivoli non molti efficaci.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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