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Riforma pensioni 2016 ultime novità: pensione anticipata, prende quota il Piano di Tito Boeri, ma il peso sui lavoratori?

Il governo di Matteo Renzi, dopo i tanti annunci non potrà mancare l’obiettivo di rendere più flessibile l’uscita dal lavoro per molti lavoratori ai quali è toccato il brusco innalzamento imposto dalla legge Fornero fino a 66 anni e 7 mesi. Anche se non ci sono molte risorse per assicurare la copertura finanziari così come confermato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padovan, che alla Camera ha riferito di: “Oneri rilevanti per le casse dello Stato, generati da un’eventuale revisione della riforma Fornero, che rischierebbe di mettere a repentaglio la sostenibilità dell’intero sistema previdenziale”.

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Alla fine si dovrà trovare un modo come consentire ai lavoratori che lo preferiscono di andare in pensione qualche anno prima, accettando in cambio una futura pensione più bassa. Tra la più onerosa proposta di Cesare Damiano dei 62 anni e 35 anni di contributi con una penalizzazione massima dell’8%, il punto di arrivo si potrebbe avvicinare di più alla proposta del presidente dell’Inps, Tito Boeri, che prevede a possibilità di anticipare a 63 anni e 7 mesi, con una decurtazione del 3% per ogni anno di anticipo.

Il costo per i lavoratori che opterebbero per questa forma di pensionamento anticipato sembrerebbe accettabile, ma non è così secondo la Uil che giudica troppo pesante la decurtazione delle future pensioni che ammonterebbe a una cifra di poco i 100 euro al mese anche per pensioni non proprio ricche come 1000 o 1.200 euro netti al mese. Se questo lavoratore decidesse di andare in pensione in anticipo a 63 anni e 7 mesi il suo assegno verrebbe decutato al netto di circa 90 euro la pensione gli scenderebbe da 1.190 euro a 1.100 euro circa. Lo stesso lavoratore potrebbe scegliere di uscirà dal lavoro tra i 64 e i 65 anni. la decurtazione allora sarebbe di 30-60 euro al mese. I lavoratori con una pensione media, ad esempio di 2.400 euro al mese in caso venisse applicato il Piano Boeri avrebbero una decurtazione netta di 200 euro, andando in pensione a 63 anni e 7 mesi, se invece optasse di uscirà a 64- 65 anni lo stesso lavoratore avrebbe un taglio sull’assegno tra i 70 e 130 euro.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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