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Riforma pensioni 2016 ultime novità: proroga Opzione Donna, mini flessibilità part-time, staffetta generazionale e sistema contributivo, ecco come e quando

Oggi dovrebbe dimostrarsi una giornata cruciale per i pensionandi in attesa delle decisioni del Governo da inserire nella Legge di Stabilità, dato che nel Consiglio dei ministri di oggi 15 ottobre è prevista la sua presentazione ufficiale. Così come si propone da diversi mesi è possibile che vengano approvate delle misure per le lavoratrici. Le soluzioni possibili sono due: o la proroga del contributivo donna solamente per le domande presentate entro il 2015, ma questa decisione nel 2016 comporterebbe lo stesso problema di quest’anno, oppure potrebbe essere decisa l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, anziché 57 anni per le statali e 58 per le autonome, 62, 63 anni, restando fermi i 35 anni di contributi, ma ottenendo una pensione non più ridotta del 25, 30%, calcolata interamente col metodo contributivo, ma con decurtazioni del 3, 3,5% per ogni anno di anticipo in cui si lascia il lavoro.

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Altra soluzione a cui pensa il Governo è una misura di flessibilità part-time per i lavoratori che abbiano raggiunto i 63 anni e sette mesi nel triennio 2016-2018. I lavoratori avrebbero uno stipendio del 65% poiché il datore di lavoro dovrebbe versare in busta paga il netto dei contributi che avrebbe versato all’Inps, mentre lo Stato riconoscerebbe i contributi figurativi grazie ai quali non si andrebbe a penalizzare l’assegno pensionistico dello stesso lavoratore al suo effettivo pensionamento.

Tutte le altre proposte in discussione in questi mesi, dalla Quota 100, alla mini pensione, non sembra possano trovare posto nella manovra finanziaria e non si sa più avanti quando il Governo affronterà altri correttivi alla legge Fornero. Mentre appare più concretizzabile, poiché a costo zero, la proposta di Quota 100 e mini pensione col sistema contributivo, da tempo all’ordine del giorno nei confronti tra il premier Matteo Renzi e il presidente dell’Inps, Tito Boeri. In base a questo piano si potrebbe andare in pensione a 62 anni con penalizzazioni del 3% per ogni anno di anticipo in cui si lascia il lavoro rispetto ai 66 anni di età attualmente previsti. Tuttavia le decurtazioni verrebbero alleviate da una mini pensione, concessa sotto forma di prestito, che verrebbe restituita dal pensionato dopo avere raggiunto l’età pensionistica normale. In tale ipotesi la pensione verrebbe calcolata esclusivamente col sistema contributivo.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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