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Riforma Pensioni 2018, il DEF non modifica i requisiti: cosa cambia per uomini e donne?

Riforma Pensioni 2018, mentre si continua a discutere sulla formazione del nuovo esecutivo con l’eventuale abolizione della Legge Fornero, il Partito Democratico – che sarà all’opposizione nella prossima legislatura – cerca di trovare la quadra giusta per riconquistare consensi nell’elettorato attraverso proposte concrete. L’ultima è stata suggerita da Cesare Damiano a Martina, è netta e precisa in ambito pensioni: definitiva salvaguardia per gli esodati, prosecuzione di Opzione Donna, accesso alla pensione per chi ha 41 anni di contributi, pensione contributiva di garanzia per i giovani. Intanto, però, arrivano importanti novità dopo l’approvazione del DEF 2018 avvenuta lo scorso 26 aprile 2018, ecco tutto quello che c’è da sapere.

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Riforma Pensioni 2018: il sussidio contributivo

Come ha spiegato il Partito Democratico nel programma elettorale per le elezioni del 4 marzo 201, la pensione contributiva per i giovani è “Uno strumento anche previdenziale che tuteli i lavoratori con carriere discontinue. Per questo proponiamo una pensione contributiva di garanzia, costituita da un livello di reddito pensionistico minimo di 750 euro mensili, garantito alle persone che sono interamente nel sistema contributivo al compimento dell’età di vecchiaia, grazie a un’integrazione a carico dello Stato . La pensione di garanzia è rivolta alle persone che non hanno i requisiti per ottenere, in base al calcolo contributivo, 750 euro mensili anche se hanno 20 anni di contributi. E cresce di 15 euro al mese per ogni anno di presenza sul mercato del lavoro successivo ai 20 anni di contributi, fino a raggiungere un massimo di 1.000 euro mensili”

Riforma Pensioni 2018, cosa prevede il DEF

Anche quest’anno il DEF non affronta la questione relativa alla richiesta dell’UE di uniformare i requisiti di accesso alla pensione anticipata tra uomini e donne. Attualmente la legge Fornero ha previsto una diversificazione di un anno (41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini). La Commissione Europea, invece, ha raccomandato all’Italia di cancellare la discriminazione equiparando i requisiti per entrambi i sessi. Il livellamento può avvenire alternativamente al rialzo, portandolo a 42 anni e 10 mesi, oppure al ribasso, portandolo a 41 anni e 10 mesi.

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