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Riforma pensioni news oggi: pensione anticipata e flessibilità con l’Ape, ecco cosa cambia

Il Governo con i suoi tecnici è al lavoro per definire i dettagli del pacchetto di misure previdenziali da inserire nella prossima Legge di Bilancio, in primo luogo la flessibilità in uscita per i lavoratori che si trovano a tre anni dal traguardo dell’età pensionabile. Il nuovo strumento per uscire anticipatamente dal lavoro, denominato Ape (Anticipo pensionistico) verrebbe attuato attraverso una forma di prestito, anticipato dall’Inps e garantito dalle banche, che il lavoratore dovrebbe restituire nel momento in cui raggiungerà i requisiti dell’effettivo pensionamento. In questo caso il lavoratore dovrebbe accettare una decurtazione dell’assegno previdenziale in una percentuale variabile a secondo dell’importo della pensione e degli anni di anticipo.

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Nel caso di lavoratori rimasti disoccupati la possibilità di uscita anticipata dovrebbe essere interamente coperta dallo Stato, mentre per quei lavoratori che usufruirebbero dell’anticipo pensionistico per ristrutturazione aziendale dovrebbero contribuire le stesse imprese. Nella trattativa Governo-sindacati che finora si sono dichiarati contrari al prestito resta in sospeso la proposta di Cesare Damiano per una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni con una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo.

I beneficiari dell’anticipo dovrebbero essere i lavoratori over 63 a iniziare da i nati nel triennio ‘51/’53 per pi passare al successivo ‘54/’56. il ragionamento del Governo così come dichiarato dal premier Matteo Renzi è stato che: “Il principio che ha portato ad aumentare l’età pensionabile non è sbagliato, ma il modo in cui è stato fatto ha portato una fascia di pensionati, nati tra il 1951 e il ’55 ad aspettare i 66 anni”, per cui si attenua la rigidità della legge Fornero attraverso un meccanismo che come evidenziato dallo stesso presidente del Consiglio: “Deve prevedere che per andare in pensione devi essere disposto a rinunciare a una piccola percentuale l’anno, che vada dall’1% al 3%. Solo per quelli che son messi male, hanno pensione bassa e hanno 65 anni puoi togliere l’1%, per gli altri puoi magari arrivare al 4%”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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