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Risparmiatori “rovinati” da investimenti proposti dalla loro banca: ci sono soluzioni realistiche per evitarlo?

Il caso degli obbligazionisti delle banche salvate a dicembre scorso, che rischiano di non recuperare il denaro investito (a meno che non vengano risarciti col denaro dei contribuenti) è solo l’ultimo caso di risparmiatori a cui degli istituti di credito hanno fortemente caldeggiato l’investimento in prodotti finanziari che si sono poi rivelati fallimentari: in precedenza, tra gli scandali recenti, possiamo ricordare quello legato alle obbligazioni Parmalat, e quello dei titoli di stato argentini, o Tango-bond.

Da parte degli istituti di credito si possono evidenziare due diversi tipi di comportamento, di differente gravità:

  • Il caso in cui si consiglia un investimento di cui il cliente non ha chiaro il livello di rischio
  • Il caso in cui la banca si è riempita, magari per motivi politici, di titoli che stanno per rivelarsi carta straccia, e cerca in tutti i modi di scaricarli ai propri clienti

Il caso 1 si può allargare anche allo Stato Italiano: quando ha collocato sul mercato pacchetti di aziende pubbliche, ha sollecitato di fatto l’investimento in una singola azione, comportamento assolutamente sconsigliato all’investitore non professionale, che piuttosto dovrebbe rivolgersi a fondi d’investimento gestiti, appunto, professionalmente.

Il caso 2 invece configura un comportamento al limite della truffa, e come tale dovrebbe essere perseguito.

Esistono investimenti sicuri?

Ebbene, sgombriamo il campo dalla demagogia: NON esistono investimenti sicuri. E non è questione di tasso di interesse. Oggi persino i mitologici titoli di stato, una volta considerati sinonimo di sicurezza, pur dando rendimenti pari a 0, non si possono considerare un investimento sicuro, dato che l’indebitamento in cui si dibatte lo stato italiano non dà alcuna sicurezza che tra 10 anni sia in grado di rimborsare titoli emessi oggi (e nemmeno tra 5 anni).

Quindi state attenti e cercate di seguire i consigli in fondo all’articolo: non credete a chi vi prospetta investimenti “sicuri”. E una volta presa una decisione, questa avrà delle conseguenze. Buone o cattive dipenderà anche da voi. E non devono essere i contribuenti con le tasse a risarcirvi se è stata una scelta cattiva.

Esiste un conflitto di interesse tra banca e risparmiatori?

Normalmente tra banca e cliente dovrebbe esserci una coincidenza di interessi: il cliente fa un investimento che gli porta un rendimento, e la banca guadagna delle commissioni sulla gestione dell’investimento stesso.

Nella pratica invece si può verificare un conflitto di interesse: ossia la Banca vuole spingere a tutti i costi un proprio prodotto d’investimento, e lo consiglia anche a clienti che non hanno chiaro il rischio connesso col prodotto stesso. Per non parlare del caso 2 di cui sopra, in cui la Banca sta direttamente scaricando sul cliente un proprio investimento sbagliato.

Quali normative esistono a tutela del risparmiatore?

Per evitare al massimo queste eventualità, oltre all’obbligo di predisporre un dettagliato prospetto informativo per ciascun prodotto d’investimento proposto al pubblico, è nata la normativa Mifid: gli effetti pratici per il consumatore/risparmiatore consistono nel fatto che, il promotore finanziario che propone un certo investimento, deve sottoporre al risparmiatore un questionario. Lo scopo del questionario è ottenere un profilo del cliente, della sua capacità di reddito e risparmio, della sua conoscenza degli strumenti finanziari, e della sua propensione al rischio.

In virtù del profilo del cliente emerso dal questionario, e soprattutto della sua propensione al rischio, si trarrà la conferma che il prodotto consigliato è conforme alle caratteristiche del cliente.

In questo caso l’intermediario finanziario che propone l’investimento si mette al sicuro dalla contestazione, da parte del cliente, di aver consigliato un investimento troppo complesso o troppo rischioso.

Si tratta evidentemente di un passo avanti ma si tratta di un questionario che può essere abbastanza “pilotato”: di norma andrebbe sottoposto al cliente prima di proporre un investimento. Nella pratica viene compilato una volta che ho convinto il mio cliente della redditività di un certo investimento. Il passaggio “alla firma” è un attimo, e il cliente stesso ha poca voglia di perdere tempo “in scartoffie”.

Oltretutto subentra anche una questione di orgoglio: è difficile che il cliente ammetta di essere totalmente ignorante nella materia.

Come possiamo fare per scegliere consapevolmente?

 Se sei arrivato fin qui, vuol probabilmente dire che hai la fortuna di avere qualche risparmio, o redditi che ti permettono di risparmiare qualcosa.

Il consiglio fondamentale è di comportarti come per qualsiasi altro prodotto: giri o non giri vari negozi per comprare un vestito, o le scarpe? Magari vuoi un modello preciso di cellulare… giri o non giri 2 o 3 negozi per scoprire chi lo vende a meno?

Ebbene, anche con la fondamentale questione di come risparmiare, gira 3 o 4 consulenti.

Ce ne sono di 3 tipi:

  • Consulenti indipendenti puri
  • Consulenti legati a società di gestione del risparmio
  • Consulenti bancari

Il tuo interesse è prima di tutto essere ascoltato, e in base alle tue caratteristiche ed orizzonte temporale (ti interessa far fruttare i tuoi risparmi? Vuoi costruirti una pensione integrativa? Vuoi investire una piccola somma a breve termine?), devono proporti più di una soluzione alternativa.

Se hai già una somma da investire, guai se ti portano verso un singolo investimento: è il primo campanello d’allarme. La diversificazione tra investimenti diversi è la prima e fondamentale regola.

Se non sei tu che sei andato a chiedere informazioni, e ti stanno telefonando loro per spingere un certo investimento, allora il campanello d’allarme è una tromba piazzata a un centimetro dalle tue orecchie, quindi: OCCHI APERTI.

Detto questo, ti stanno spiegando chiaramente rendimenti e rischi degli investimenti proposti? Hanno una vasta gamma di prodotti e soluzioni, di emittenti diversi?

Solo confrontando più consulenti, potrai farti un’idea più precisa e scegliere quello che ti prospetta la soluzione più adatta per te.

In ultimo, vale la pena ripetere che:

Gli investimenti sicuri non esistono! Ed è necessario informarsi sulle basi della materia. Ed è fondamentale ascoltare “più campane”. Come detto in precedenza, non sei sposato con la tua banca, e se non è lei a prospettarti la soluzione migliore, hai tutto l’interesse a “non essere fedele”.

 

Woman Looking At Piggybank Raised By Young Man. Image credit: Shutterstock

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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