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Risparmiatori truffati dalle banche: siamo il paese dei Robin Hood al contrario

L’ennesima truffa ai risparmiatori perpetrata da alcune banche è una ferita profonda, una di quelle che restano e non si cicatrizzano facilmente. Si, perché siamo il paese del crac Parmalat, con 80mila risparmiatori ancora ben lontani dall’esser risarciti dopo aver perso 7 miliardi investiti nell’azienda con i conti truccati, e di mille altri piccoli e grandi scandali nei quali quasi sempre hanno fatto le spese i più deboli.

Il Governo lo scorso 22 novembre ha salvato dal fallimento con un decreto ad hoc –  il cosiddetto “Salva Banche” –  alcune banche locali. Peccato che non abbia salvato anche i risparmi di alcuni cittadini, in particolare quelli che avevano investito in obbligazioni degli istituti di credito sull’orlo del baratro.

Qualcuno ha avuto il coraggio di definire speculatori i risparmiatori che avevano investito in azioni e obbligazioni di queste banche. “Non riusciamo a capire il perché di questa definizione”, ha spiegato in un’intervista esclusiva a UrbanPost uno di loro, amministratore della pagina Facebook Vittime del Salva-Banche. “Ci sono persone che avendo dei risparmi a disposizione, anziché comprarsi seconde case, preferiscono acquistare azioni e obbligazioni. Essere demonizzati come speculatori sia dai mezzi di informazione, che evidentemente non conoscono la materia, sia dai politici è semplicemente ridicolo”.

Ridicolo se non fosse tragico perché tra questi presunti speculatori c’era anche il pensionato 68enne di Civitavecchia che, dopo aver perso tutti i risparmi grazie ad un investimento in obbligazioni della Banca Etruria, ha deciso di togliersi la vita.

“Non si può escludere che le quattro banche abbiano venduto obbligazioni subordinate a persone che presentavano un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento, ma questo è quanto andrebbe accertato con un’analisi di ogni singola posizione”, si è limitato a commentare, laconico, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Andrebbe accertato? Tolga pure il condizionale, signor Ministro, “va accertato” e siamo tra coloro che invocano dieci, cento inchieste della Magistratura: che si faccia chiarezza e i responsabili paghino. Serve la Magistratura perché la Commissione Parlamentare d’inchiesta invocata dalle associazioni dei consumatori a far luce su questo ennesimo scandalo made in Italy, non servirà a nulla. Perché mai la politica che l’ha causato, ora, dovrebbe indagarne le origini? Perché Bankitalia e Consob non sono intervenute prima sulle banche? A queste domande nessuno degli interessati ha risposto.

C’è un male profondo in questo paese, con le istituzioni sempre più distanti dai comuni cittadini e un governo che con il suo operato non fa altro che portare acqua al mulino dell’opposizione qualunquista, invece di cercare un dialogo su legalità e giustizia economica.

Perché c’è anche un’opposizione che punta il dito contro la rapina continua ai danni dei cittadini e chiede conto di tutto ciò a chi amministra. E’ difficile dare torto a Jacopo Berti, consigliere regionale M5S Veneto quando ricorda la sciagura dei cittadini veneti, costretti a pagare il conto degli investimenti in “derivati” della Regione: un conto che potrebbe essere incredibilmente salato – 150 milioni di euro –  e a lunga, lunghissima scadenza, fino al 2036.

Eppure, siamo certi che a Roma si farà una leggina per “salvare” la situazione, così come è stata fatta in passato per il buco miliardario del Comune di Catania. Salvare al modo della politica italiana: facendo pagare il conto ai cittadini onesti, tutti. Non c’è niente da fare, siamo il paese dei Robin Hood al contrario.

(Foto: Shutterstock / hikrc)

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