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Roberta Ragusa: cadavere nel cassonetto dei rifiuti? Antonio Logli, il giallo delle chiavi alla Geste

Omicidio Roberta Ragusa news Quarto Grado: il corpo di Roberta gettato in un cassonetto dei rifiuti e distrutto? Una ipotesi che forse avrebbe meritato un maggiore approfondimento da parte della magistratura, secondo quanto dibattuto nella puntata del programma Mediaset andata in onda venerdì 8 novembre 2019.

Caso Roberta Ragusa ultime notizie

Una pista investigativa, questa, tra le numerose prese in considerazione dagli inquirenti ma che, com’è noto, non produsse elementi tali da portare la svolta nelle indagini. Ecco perché ancor oggi, dopo la sentenza passata in giudicato che ha condannato Antonio Logli a 20 anni di reclusione, ci si chiede che fine l’uomo abbia fatto fare al cadavere della moglie, mai trovato. A Peccioli (Pisa) c’è infatti una discarica dove all’epoca dei fatti (gennaio 2012) andavano a finire i rifiuti di diversi cassonetti posizionati proprio in via Gigli (vicino casa di Logli e Roberta) e nelle zone limitrofe. Antonio Logli, secondo quanto inquirenti e giudici hanno appurato, avrebbe avuto circa 5-6 ore di tempo per disfarsi del corpo della moglie, dalla mezzanotte alle 6:30 circa del 14 gennaio 2012.

L’inviata del programma ha intervistato un maresciallo del Ros in pensione che all’epoca si occupò delle ricerche della donna scomparsa nel territorio di Gello di San Giuliano Terme (Pisa) – disseminato di pozzi, bacini d’acqua, fiumi e torrenti – e che Antonio Logli conosce bene. Il testimone in merito si è fatto una “personalissima” idea e l’ha esplicitata di fronte le telecamere della trasmissione: “A Gello non ci sono i secchioni tipici che vengono prelevati dagli autocompattatori”, quindi il suo timore è che il corpo esanime di Roberta Ragusa possa essere stato gettato in un secchione e poi trasportato in discarica. Il contenuto dei succitati rifiuti, come già Quarto Grado aveva precedentemente appurato, vanno a finire ancor oggi nella discarica di Peccioli, lo ha confermato la GEOFOR, l’azienda di trasporto rifiuti contattata dalla redazione del programma Mediaset.

Si è inoltre ricordato che quando Roberta scomparve Antonio Logli lavorava come elettricista per la Geste, azienda municipalizzata, ed aveva in uso un furgone e almeno 150 chiavi. Chiavi che avrebbero potuto aprirgli molte porte e potenziali nascondigli per occultare il cadavere della moglie. Uno degli elementi che infatti ha convinto i giudici della sua colpevolezza è il fatto che tra le 7:30 e le 7:40 del 14 gennaio 2012, proprio negli istanti in cui iniziarono le ricerche della moglie, lui si recò alla Geste per pochi minuti sebbene avesse preso un giorno di ferie. Perché e per fare cosa? Sono due i dipendenti della ditta che testimoniarono di averlo visto, di contro Logli ha sempre negato di esserci andato, sebbene nell’ultima intervista concessa a Quarto Grado, poco prima dell’arresto seguito alla sentenza definitiva, a distanza di molto tempo dai fatti, l’uomo abbia modificato la sua versione dei fatti dicendo “Non mi ricordo, sono passati 7 anni”.

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