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Roberto Chieppa, uno scudiero per Giuseppe Conte nella tagliola del Russiagate

Roberto Chieppa, giurista e segretario generale della Presidenza del consiglio. Tenete bene a mente questo nome, perché ne sentirete riparlare molto presto. Già perché attorno al nome di Chieppa si sta giocando, fin dai giorni della sua formazione, una partita interna al governo Conte bis ed un’altra molto più delicata ed oscura i cui confini, al di fuori dell’Italia, sono ancora confusi. Giuseppe Conte annusa da tempo aria di crisi. Ma soprattutto ha già visto l’ombra della lama di coltello che sta per colpirlo alle spalle e il manico l’hanno in mano i vertici del M5S, che –  inconsapevolmente forse, sciaguratamente di sicuro – stanno facendo il gioco di Matteo Salvini.

Roberto Chieppa e Giuseppe Conte

Conte e la notte dei lunghi coltelli

Il duello è iniziato con la nomina di Riccardo Fraccaro a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Una nomina che non ha entusiasmato Conte, ma fortemente voluta da Di Maio e Casaleggio. La crescita di autonomia del premier pare non piacere molto ai vertici M5S, ancor di più da quando su molte questioni, dal decreto fiscale al nodo ex Ilva, Conte ha trovato un saldo appoggio nel PD di Zingaretti. Roberto Chieppa, quindi, un fedelissimo a fianco, uno scudiero in grado di proteggere il premier dalle “coltellate alle spalle”. Attacchi mortali già preventivati da Conte, che vede la crisi del suo esecutivo praticamente certa se le elezioni in Emilia Romagna dovessero consegnare la regione a Salvini. Coltellate che, però, potrebbero arrivare ben prima, come agguati a sorpresa durante l’approvazione della legge di bilancio. Ma il nodo centrale è un altro, molto più “potente” e delicato. Riguarda un aspetto troppo spesso dimenticato nelle dinamiche politiche: il dossieraggio e il ruolo dei servizi segreti. La delega ora è nelle mani di Conte, ma nelle intenzioni del premier potrebbe passare a Chieppa. Vediamo perché.

I “contatti americani” che minacciano la carriera politica di Conte

La vera partita è la delega ai Servizi segreti. Sì, come sempre in Italia nei momenti di transizione più delicati incombe l’ombra degli 007. E chi conosce un po’ la storia d’Italia sa che c’è poco da stare tranquilli: torna l’incubo dei dossier, strumenti in grado di stroncare anche la carriera politica più brillante ma soprattutto in grado di destabilizzare l’intero sistema istituzionale. La delega ai servizi, nel governo Conte bis, è rimasta nelle mani del premier. E su questa scelta vale la pena ricordare le parole degli ex alleati della Lega, raccolte dall’Agi non più di un mese fa. “Conte cadrà a gennaio. Appena si aprirà la campagna elettorale in America i democratici proveranno ad incastrarlo. I grandi giornali statunitensi faranno uscire tutto. Verrà alla luce qualsiasi cosa”. A parlare è Giancarlo Giorgetti, numero due di Salvini nonché ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E il riferimento è all’ormai noto “Russiagate”. Salvini e soci sono pronti da tempo ad utilizzare l’arma dei servizi e dei presunti contatti americani di Conte per disarcionarlo da Palazzo Chigi e distruggere la sua immagine pulita di “avvocato del popolo”. Lo si era capito fin dall’audizione del 23 ottobre scorso al Copasir, in cui il premier era stato invitato a chiarire il ruolo effettivo dell’Italia nel Russiagate, audizione i cui atti sono stati secretati. Nella stessa audizione il premier era stato invitato a chiarire genesi e motivazioni dei due incontri tenutisi a metà agosto 2019 tra il ministro della Giustizia americano William Barr, il procuratore John Durham e i capi dei servizi segreti italiani e in che cosa sia consistito il “contributo italiano” alle richieste del ministro di Trump. “La nostra intelligence è completamente estranea” al cosiddetto Russiagate e questo è stato conclamato”, aveva dichiarato Conte subito dopo l’audizione, ma è chiaro che la partita è tutt’altro che chiusa, anzi, è pronta a riesplodere al momento più opportuno e potrebbe davvero decretare la fine politica di Conte.

Chi è Roberto Chieppa

Ecco dunque entrare in gioco Roberto Chieppa, e la sua possibile nomina a sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Conte è pronto ad assegnargli la delega ai servizi e, quindi, a affidargli la non facile gestione della vicenda Russiagate? Non ci è riuscito a settembre, quando è nato il suo secondo esecutivo, ma non è detto che non gli riesca ora, soprattutto se sarà in grado di farlo passare come “tecnico”, necessario ad una maggiore efficienza dell’azione di governo. E tecnico Chieppa lo è davvero, oltre che vero e proprio mentore dello stesso Conte, di cui è stato tutor all’inizio della carriera istituzionale (entrambi sono stato membri del Consiglio di Stato, Chieppa dal 2000). Riservato, ombroso fino ad apparire scortese. Chieppa viene descritto così negli ambienti di Palazzo Chigi, l’identikit ideale per l’uomo di collegamento tra esecutivo e servizi di sicurezza. Chieppa ha un’altra qualità agli occhi di Conte: non piace a Di Maio. Si parla di dissidi su scelte che il capo politico del M5s intendeva imporre sulla nuova governance da dare alla Consob, ma l’impressione è che ci sia molto altro.

roberto chieppa

Roberto Chieppa, nato a Roma nel 1966, magistrato in servizio dal 1998 (prima al Tar, poi alla Corte dei Conti, quindi magistrato ordinario a Messina e Trento), dal 19 dicembre 2011 al 24 giugno 2018 è stato Segretario Generale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. E’ stato magistrato del Consiglio di Stato fin dal 2000 e presidente di Sezione dal 2017 prima di approdare al ruolo di segretario generale della Presidenza del Consiglio con Giuseppe Conte.

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Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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