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Roberto Formigoni in carcere: perché l’ex governatore della Lombardia sconterà la pena dietro le sbarre

Cinque anni e 10 mesi è la condanna definitiva che la Cassazione ha inflitto a Roberto Formigoni, ex Presidente della Regione Lombardia, accusato di corruzione nell’ambito della vicenda riguardante i presunti fondi neri della Fondazione Maugeri. Formigoni dovrà dunque scontare la sua pena in carcere, come stabilito dalla Suprema Corte dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. Sarà la Procura Generale di Milano ad eseguire, nei fatti, la pena; nelle prossime ore si dovrebbe emettere il mandato di arresto e l’ex Presidente dovrebbe essere condotto in carcere.

Roberto Formigoni: la legge anticorruzione non consente i domiciliari

Roberto Formigoni non potrà chiedere subito gli arresti domiciliari per via della nuova ‘legge anticorruzione’ che impedisce la concessione di misure alternative per questo tipo di reato. Potrà farlo soltanto in seguito, avendo oltre 70 anni, ma dovrà dimostrare che le sue condizioni sono incompatibili con la prigione. La sentenza definitiva per Formigoni è più ‘clemente’ rispetto a quella di 7 anni e 6 mesi formulata in appello, quando gli era stato attribuito il capo di corruzione relativo al crac del San Raffaele, ora prescritto.

Caso Formigoni: respinti anche i ricorsi degli altri indagati

La sesta sezione penale ha, dunque, sostanzialmente confermato la sentenza della Corte d’appello di Milano con cui Formigoni era stato interdetto anche dai pubblici uffici, nello scorso settembre, e ha condiviso le conclusioni che il pg Luigi Birritteri aveva esposto nella requisitoria. Formigoni non fu l’unico indagato: la Cassazione ha, infatti, rigettato anche i ricorsi dell’ex direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, Costantino Passerino, condannato in appello a 7 anni e 7 mesi; dell’imprenditore Carlo Farina a cui sono stati inflitti 3 anni e 4 mesi; ed ha dichiarato inammissibile il ricorso della moglie dell’ex assessore Antonio Simone, Carla Vites, che chiedeva di il proscioglimento con una formula più favorevole rispetto a quella pronunciata nei gradi di merito.

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