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Rocco film Venezia 73 recensione: Siffredi mette a nudo le sue fragilità

Rocco Siffredi si spoglia. Vi chiederete dove sia la novità, considerato il personaggio. Questa volta il buon Siffredi non si toglie i vestiti – lo fa per esigenze di copione – ma mette a nudo tutte le sue fragilità da star. Cosa si nasconde dietro la star dell’industria luci rosse? Non tutto è oro quel che luccica come spiega lo stesso protagonista al Venezia 73 durante la presentazione del docu-film realizzato da Thierry Demaizière  e Alban Teurlai: “Se oggi non faccio più film è per il bene che voglio a mia moglie e a cui chiedo scusa.” Frasi di circostanza, un po’ come chi afferma: “Non volevo ammazzarlo, mi è colpito accidentalmente il colpo.” ma ormai lo hai fatto. Il documentario dedicato a Rocco Siffredi presente alla Mostra del Cinema di Venezia 2016 è tutt’altro che banale: mette in risalto alcuni aspetti da non sottovalutare. Anzitutto il rapporto familiare di Rocco Siffredi: la moglie ha accettato il suo ruolo da divo dei film a luci rosse, ma i figli come vivono questo “lavoro”? Dai circa 90’ di pellicola si può evidenziare come i due ragazzini appaiano a tratti in difficoltà nella relazione con il padre. Del resto, la situazione non è delle più semplici: vedere il proprio padre sul grande schermo andare a letto – seppur per lavoro – con altre donne non deve essere un grande spettacolo.

Ma Rocco Siffredi, come ama spiegare lui, ha il diavolo tra le gambe: è quest’elemento a destabilizzarlo tanto da raccontare un aneddoto simpatico ma, al contempo, preoccupante. “Dopo il funerale di mia madre andai con una signora di 70 anni, nostra vicina di casa.” Un altro aspetto del documentario dedicato alla carriera di Rocco Siffredi è l’incredibile attrazione che hanno le giovanissime donne nei suoi riguardi: il film realizzato da Thierry Demaizière e Alban Teurlai; ripercorre i preparativi dell’ultimo film della carriera artistica del celebre attore italiano; pur di entrare nel mondo del cinema, tantissime donne di giovane età si sono dimostrate disponibili a recitare “ruoli” alquanto spinti al fianco di Rocco Siffredi. Il carisma e la fama della star italiana del cinema a luci rosse ha ammaliato anche chi, invece, un posto sicuro lo aveva già: il cugino Gabriele, ad esempio, da oltre vent’anni, lo segue assiduamente nelle sue avventure dopo aver abbandonato il lavoro in banca.

Le risate in sala lasciano interdetti: il documentario Rocco è un fallimento su tutta la linea. Dà lustro a un personaggio partito con l’obiettivo di catare la propria anima e finito con l’autocompiacersi per i suoi ventiquattro anni di carriera. Un documentario sulla vita privata di Rocco Siffredi in cui viene dato pochissimo spazio agli affetti familiari più cari. Cinematograficamente, infine, si tratta di un lavoro lento e noioso, ricco di voci fuori campo ma prive di una tonalità di voce capace di creare suspense o attesa nello spettatore: tutto scorre liscio con il timbro vocale di Rocco Siffredi.

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