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Roma incidente, il guardrail di Gaia e Camilla come un altare: fiori, peluche e biglietti

Roma. Corso Francia, la strada dove le sedicenni Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli hanno perso la vita, è diventata un luogo di pellegrinaggio, un andirivieni di adolescenti incappucciati con felpe troppo leggere per i venti gelidi che soffiano sulla capitale nelle ore notturne, che lasciano biglietti con frasi come “Riposate in pace, piccoli angeli” o “Ciao sisters”. E ancora lumini, candele, foto, giocattoli, peluche. Il guardrail nel cuore di Roma Nord è diventato come un altare, emblema di un periodo che non tornerà, che ha portato via con sé le risate, i sogni, le prime volte delle giovani vittime che non ci sono più. Poi c’è la sofferenza dei genitori, che si sono detti lontani da ogni tipo di spettacolarizzazione, i familiari e gli amici delle ragazze, che invece non posso fare a meno di riversare le proprie amarezze e paure in oggetti da lasciare nel punto esatto in cui le vite delle “sisters” si sono interrotte. Che sia una rosa, un orsacchiotto o lo scatto di un vecchio selfie ricordo di una serata passata in compagnia. Quell’allegria e spensieratezza per cui non c’è posto oggi nelle piazze romane, da Trastevere a Monti, da Campo dei Fiori a Ponte Milvio, simboli della nuova movida.

Roma, il guardrail di Gaia e Camilla come un altare: fiori, peluche e biglietti

Poi c’è l’altro rovescio della medaglia: Pietro Genovese, il ventenne in stato d’ebbrezza alterato da droga e alcol alla guida del Suv, che da giorni piange chiuso in una stanza, senza darsi pace. Il sangue sull’asfalto, le urla, la pioggia, poi lo schianto. Il nulla, l’irreversibilità. Una serie di fatali coincidenze si sono rincorse quella maledetta sera, come se la morte fosse lì in attesa. «Non dovevano attraversare lì, mannaggia, perché l’hanno fatto, che cazzata, poveracce», «Pietro? Pagherà, è giusto, ma come faceva ad evitarle?», «È stata tutta una fatalità, loro fuori dalle strisce, lui che correva, oggi sono andato due volte al guardrail, qui in piazza ci conosciamo tutti, erano due brave ragazze, nulla sarà più come prima», Non credo sia giusto mandare in carcere il ragazzo del Suv. Perché, perché Gaia e Camilla hanno sfidato la sorte?», sono queste alcune delle dichiarazioni che molti giovani si sono sentiti di rilasciare ai giornalisti sopraggiunti sul luogo dell’incidente. Frasi sconnesse, confuse, pareri discordanti su un dramma giovanile che si poteva evitare. Tormentarsi però con i “se” e i “ma” non giova a nessuno, anzi aggiunge dolore al dolore. 

Roma

Roma, incidente Corso Francia: una serie di drammatiche fatalità

In queste ore è discusso molto anche di una challenge che sarebbe diffusa tra i ragazzi della zona di Ponte Milvio. Un gioco che troppo gioco non è, che prevede di attraversare corso Francia di corsa mentre le auto sfrecciano. Non vogliamo credere che sia così. Forse Gaia e Camilla volevano solo tornare a casa in fretta, un po’ per il coprifuoco dei genitori un po’ perché cominciava a diluviare. Questo probabilmente soltanto le avrebbe spinte a scavalcare il guard-rail evitando le strisce pedonali. Ogni testimonianza risulta in questo caso decisiva, preziosa, come pure lo saranno alcuni video degli esercizi pubblici nelle vicinanze al vaglio degli inquirenti.

Roma incidente

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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