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Roma: una passeggiata tra i Forconi a Piazza del Popolo

Cori da ultras (“Chi non salta del governo è”) misti all’inno italiano. Bandiere, striscioni. Cappelli con i colori americani che si mescolano con quelli dai colori giamaicani, con le magliette di Che Guevara, con pantaloni mimetici. L’unica cosa che li accomuna è il tricolore. Romano, siciliano, pugliese, napoletano, milanese, veneto. Gente di colore e maglie nere. Tanti ragazzi ma anche persone di mezza età. Pensionati e giovani in cerca di un futuro. Signore che hanno deciso di non accudire i loro nipotini per questo giorno e studenti che forse ieri hanno dato l’ultimo esame prima della pausa natalizia.

Ma anche molti che fanno fatica ad articolare qualche parola in italiano. Come quello che si avvicina, vuole attenzione, ha bisogno di parlare. Sulla trentina. Gira da solo per piazza del Popolo, sembra smarrito. Pantalone verde militare, bomberino nero. Scarpe da ginnastica vissute. Niente griffe. Capelli ‘ammaccati’ in testa col gel e fila al centro. Abbastanza trasandato. Qualche dente mancante, i restanti ingialliti dal fumo o dalla poca cura. Uno sguardo mite ma insicuro.

Un po’ spaesato, come chi all’improvviso si risveglia in un luogo per lui sconosciuto. Esordisce senza un saluto, diretto, dicendo: “Loro se ne vanno a Cortina con i nostri soldi e noi non possiamo vederla nemmeno più per televisione”. Silenzio. “Questo governo se ne deve andare. Avete visto quello che hanno fatto? Bisogna fare come quei popoli in medio oriente, ci deve scappare il morto”. Silenzio. “Dobbiamo fa qualcosa per noi giovani. Almeno i pensionati stanno tranquilli perché loro qualcosa ce l’hanno. Ma noi non abbiamo futuro”. Pausa. “Non ci fanno nemmeno andare al Parlamento. Io ho pure un amico nella Polizia, potrei chiedergli di farmi passare. Ci posso entrare. Ma poi lui no mi fa passare perché così gli hanno comandato”. Gli chiedo: “Ma se riuscissi a parlare con Letta che gli diresti?”. Ci mette un po’ a rispondere. Poi: “Di fare qualcosa, non stanno facendo niente. Per esempio una legge sulla stamina che c’è gente che muore”. Poi così com’è arrivato, all’improvviso se ne va. E ricomincia a girovagare tra i manifestanti.

Mentre i celerini si mettono in formazione a chiudere via del Corso, via del Babuino e via di Ripetta. Ad ostacolare il passaggio verso i Palazzi di Governo. Poi arrivano i blindati della polizia. Mentre si schierano c’è l’applauso ironico dei manifestanti, sempre più numerosi. Una massa che prende forma a Piazza del Popolo ed aumenta sempre di più. Che dà l’impressione di essere quanto mai eterogenea. Ognuno si lamenta per qualcosa. Chi per le pensioni, chi per il lavoro. Chi semplicemente perché “ci stanno uccidendo”. Alcuni rivendicano l’opposto di quello che rivendicano altri. Ma tutti ce l’hanno col governo. “Quelli che hanno fatto fino ad ora hanno deluso, si devono mettere da parte”, urla un manifestante ai microfoni della webtv del corriere.it. “Ma chi deve fare, allora?” chiede il giornalista Alfio Sciacca. “Gente del popolo, altre persone, gente nuova”. Ancora ai microfoni di Sciacca uno vestito in uniforme mimetica con basco e Ray-ban neri, sedicente “militare in congedo che si è richiamato al servizio da solo in difesa della nazione”. Mentre racconta che “il Movimento 5 stelle è massonico perché è guidato da Casaleggio che è massonico”, viene aggredito da una signora che gli dice di “vergognarsi perché sta strumentalizzando politicamente una manifestazione mentre noi siamo qui presenti solo per manifestare un disagio e non per fare politica”.

Di fatto loro non sono portatori di proposte, non stanno lì per questo. Ma forse nemmeno ci devono essere lì per questo. Non sono loro che si sono candidati per ottenere quel ruolo. Loro volevano essere solo imprenditori agricoli, ma “sono stato costretto a vendere la mia azienda ed ora sono disoccupato”. O vorrebbero godersi una pensione dignitosa ed invece hanno dovuto “vendere casa e a ricrearsi una vita itinerante su un camper”. Sono solo portatori di un disagio crescente che sta diventando insostenibile. “Siamo gente comune, siamo italiani”. Loro vogliono solo “tutti a casa”.

Written by Enzo Ranaudo

Campano, irpino. Laureato in Scienze della Comunicazione. Appassionato di musica e di calcio ed attento osservatore dello scenario politico e delle dinamiche sociali. Da anni collaboratore di numerose testate on-line e diversi quotidiani

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