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Romano Prodi sfiducia al suo Governo il 24 gennaio 2008, ecco cosa accadde

Il 24 gennaio 2008 il Presidente del Consiglio Romano Prodi, che si era insediato da un anno e mezzo, chiese al Senato un voto di fiducia per verificare se esistesse ancora una maggioranza a sostegno del Governo dopo la fuoriuscita dell’Udeur, il partito di Clemente Mastella. Il giorno precedente la Camera gli aveva accordato la fiducia con un’ampia maggioranza. Presentandosi al Senato, Romano Prodi dichiarò che richiedeva un voto di fiducia per consentire il varo delle riforme urgenti e necessarie per il Paese.

La settimana prima, esattamente il 16 gennaio 2008, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, si era dimesso dall’incarico, dopo che la moglie Sandra Lonardo, aveva ricevuto un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari e nell’inchiesta era coinvolto pure lo stesso ministro Mastella. Qualche mese dopo, quelle accuse non ebbero seguito e gli arresti domiciliari di Sandra Lonardo furono revocati. Le dimissioni del ministro della Giustizia erano state accettate dal Presidente del Consiglio Romano Prodi. Il partito presieduto da Mastella, l’Udeur, da tempo mostrava insofferenze a stare nella maggioranza perché contestava che si potesse riproporre una legge elettorale a carattere maggioritario che danneggiasse i piccoli partiti.

In Senato si svolse un dibattito dai toni fin troppo accesi e uno dei tre senatori dell’Udeur, Nuccio Cusumano, in dissenso dal suo gruppo, annunciò che avrebbe votato la fiducia, al che fu aspramente contestato al grido di “Traditore! Venduto! Pagliaccio!” tanto che nell’agitazione scoppiò in lacrime e cadde accasciato. Il centrosinistra aveva vinto le elezioni, ma senza ottenere quella maggioranza sufficiente per governare con tranquillità e aveva dovuto accettare i patti di un pezzo del ceto politico transfuga dal centrodestra, ora veniva fatto fuori da quegli alleati. Al termine della seduta il Governo fu sconfitto, i no alla fiducia furono 161 contro i 156 si e Prodi dovette recarsi al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

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