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Room recensione, Brie Larson interpretazione da Oscar: spazzati via gli ultimi dubbi

Domani sera verranno assegnati gli “Oscar 2016” (leggi i nostri pronostici) e Brie Larson, attrice statunitense, sembra destinata a vincere la prima statuetta d’oro come “migliore attrice protagonista”. Questa l’idea dell’opinione pubblica e noi non possiamo far altro che avallare questa decisione dopo aver gustato una splendida interpretazione in “Room”, film che vede protagonista proprio la Larson accompagnata da una giovane star del grande schermo, Jacob Tremblay, prossimo a prendere parte al film “50 sfumature di nero” (clicca qui). “Room” è una pellicola diretta dal regista irlandese Lenny Abrahamson, famoso soprattutto per le produzioni di “What Richard Did” e “Adam&Paul”, ed è tratto dal romanzo “Stanza, letto, armadio specchio” scritto nel 2010 dalla Donohuge. In Italia, il film che vede protagonista la Larson, uscirà giovedì prossimo, giorno 3 marzo, con particolare attesa dagli amanti del grande schermo (qui tutto il programma del terzo mese dell’anno) ma intanto, in vista della premiazione di domani sera, proviamo a dare un giudizio su questa straordinaria produzione.

Il film “Room” si è consacrato al “Festival del Film di Toronto” per la capacità di portare in scena un tema molto intimo e particolare con la storia di  un bambino, Jacob Tremblay, convinto che il mondo sia composto dalle sole quattro mura “casalinghe”: una stanza in cui è stato sempre costretto a vivere perché figlio di una povera donna rapita, da ben sette anni, da un uomo che l’ha violentata dandogli, però, il dono più bello, il giovanissimo Jack. Il piccolo fanciullo è convinto di conoscere il mondo: l’armadio, la stanza, il letto, lo specchio, il televisore,  per lui sono elementi tipici della natura come per qualsiasi altro ragazzino sarebbero un albero, il mare o le stelle. Raccontare che il mondo sia quello che ha sempre visto è una forma di autodifesa da parte della protagonista, la Larson, in scena conosciuta con il nome di “Ma” costretta ad abbandonare la vita di tutti i giorni a causa delle atrocità di cui solo un uomo pervaso da infinita perfidia sarebbe capace di infliggere a un altro umano. Abrahamson ha realizzato un capolavoro in cui lo spettatore, per l’intera durata del film, si sente trasportato con empatia in un dramma tutt’altro che irrealistico: la storia è tratta da un romanzo scritto nel 2010 adattata ad una storia verosimile. Non è tanto impossibile pensare a donne scomparse rapite da uomini senza scrupoli e psicologicamente instabili.

Ogni bambino sogna di avere un proprio spazio intimo e anche Jack riesce a individuare il proprio nido di sicurezza: l’armadio è il suo rifugio quando entra l’aguzzino della madre, l’unico posto in cui lui può sentirsi totalmente al sicuro. Nella locandina di “Room” non lo troverete scritto ma noi ve lo consigliamo: se andrete a vederlo –  fatelo, fidatevi –  munitevi di fazzolettini perché è una pellicola in cui le emozioni sono un continuo crescendo: dal thriller con tratti psicologici quasi da horror al dramma, un passaggio così lento capace di scuotere l’anima di ogni spettatore. E poi, bellissimo il passaggio in cui Abrahamson mette in scena la scoperta di Tremblay, uscito dalla stanza, alla scoperta del mondo reale: un mix di colori, suoni, visioni quotidiane per ogni essere umano così abituato che ormai non ci fa neanche più caso. Invece no, il mondo è bello nella sua totalità ma non manca di difficoltà: la Larson è alienata da un mondo accantonato da sette anni, Jack si ritrova catapultato in un ambiente in cui non è mai stato e di cui si sente pesce fuor d’acqua. Brie, nella prima pellicola da protagonista, conquisterà uno degli Oscar meno discussi dell’edizione 2016: sarà così, altrimenti sospendete tutto perché la capacità di recitazione di questa giovanissima artista merita un attestato di stima e un riconoscimento così importante dopo aver emozionato chiunque abbia avuto il piacere di gustare “Room”.

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