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Rosetta atterraggio sulla cometa: tutti i segreti della sonda e della sua avventura nello spazio

La sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), dopo dieci anni di viaggio nello spazio vive oggi il suo giorno più importante: il lander Philae, che la sonda ha trasportato per tutti questi anni si è staccato e tra poche ore dovrebbe atterrare sul nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenk, che si trova a 510 chilometri dalla Terra. L’impresa è tra le più ambiziose dell’Esa, iniziata nel 2004, potrebbe dare risposte a molti quesiti sulla nascita del Sistema solare, sulle origini dell’acqua sulla Terra.

La preparazione ha presentato diversi problemi, nel corso della notte scorsa è stato rivelato un problema nell’attivazione del sistema di discesa che serve al lander per impedire che rimbalzi al momento dell’impatto con la superficie della cometa. Il malfunzionamento riguarda il mini motore a razzo posizionato sul tetto del lander e che dovrebbe azionarsi 40 minuti prima che Philiae atterri sulla cometa per rendere l’operazione più morbida. Il responsabile delle operazioni di Philae, Stephan Ulamec ha spiegato:  ”Abbiamo bisogno di un po’ di fortuna nel non atterrare su una roccia o su un pendio ripido’

Il nome della sonda è ispirato al sito archeologico in cui fu ritrovato un obelisco che permise allo storico Jean-Francois Champollion di decifrare la famosa stele egizia, in cui onore è stata battezzata la sonda. Per gli scienziati lo studio della cometa rappresenta la possibilità di studiare il Sistema solare guardando 4.600 milioni di anni indietro, quando non esistevano i pianeti e il Sole era circondato da asteroidi e comete. Philae investigherà sulla composizione chimica della superficie e del sottosuolo della cometa: dati che completeranno lo studio complessivo della morfologia e delle proprietà dinamiche della cometa effettuato dalla sonda madre, Rosetta. Alcuni strumenti a bordo della sonda sono controllati dall’Agenzia spaziale italiana (Asi). In particolare il trapano con cui verrà perforata la cometa, l’Sd-2, ideato al Politecnico di Milano da Amalia Ercoli Finzi e realizzato dalla Selex-Galileo che riesce ad aspirare materiali fino a 15 centimetri di profondità e li invia ad piccolo laboratorio dentro la sonda. Il contributo italiano è inoltre dato da Marco Fulle, astrofisico dell’Inaf-Osservatorio astronomico di Trieste che è uno dei quattro componenti di “interdisciplinary scientist” che coordinano le attività scientifiche della missione. Al centro di controllo dell’Esa a Darmstadt in Germania oggi si trova anche Cesare Barbieri, professore emerito di Astronomia dell’Università di Padova, responsabile italiano del complesso sistema di telescopi Osiris montato su osiris

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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