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Rossella Casini, medaglia d’oro al merito alla studentessa che sfidò la ‘ndrangheta per amore

Rossella Casini è nata il 29 maggio 1953 a Firenze. All’età di venticinque anni è rimasta vittima della faida tra le ‘ndrine Gallico e Parrello-Condello, nota anche come la “faida di Palmi”. Rossella è morta perché, per amore, sfidò la ‘ndrangheta. E per questo la Regione Toscana domenica 2 giugno 2019, nel giorno di commemorazione della Repubblica, ha consegnato la medaglia d’oro al merito civile alla memoria della ragazza fiorentina.

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rossella casini

Un amore finito in tragedia

E’ il 1977 quando Rossella conosce e inizia a frequentare Francesco Frisina, un ragazzo calabrese arrivato a Firenze per studiare economia. Quello che non sa è Francesco proviene da una famiglia affiliata alla ‘ndrina Gallico di Palmi. Lo scopre solamente quando il padre del ragazzo, due anni dopo, viene ucciso dal clan rivale. Nonostante questo, Rossella decide di continuare la relazione e rimanere accanto a Francesco anche quando viene ferito durante una spedizione punitiva. Dal coinvolgimento del fidanzato però incomincia la lotta di Rossella per farlo collaborare con la giustizia, la stessa lotta che portò al suo stupro e alla sua morte. Secondo quanto riportato dalla procura infatti, Rossella andò in Calabria per parlare con uno dei boss dei clan invischiati nella faida, ma non tornò mai. Perché durante il suo viaggio venne rapita, violentata, fatta a pezzi e gettata vicino a una tonnara a Palmi. La sua “colpa”? Amare l’uomo sbagliato.

La storia

Rossella era riuscita a convincere Francesco ad affidarsi alla legge dello Stato e quindi a rilasciare delle dichiarazioni davanti al sostituto procuratore della Repubblica di Firenze, Fleury. Da queste, emergono degli omicidi che avevano coinvolto anche la famiglia Frisina. In un secondo momento però, nonostante la lotta della studentessa toscana convinta di poter salvare il fidanzato, Francesco, convinto dalla famiglia, inizia a ritrattare quanto dichiarato poco prima dell’inizio del processo. Rossella continua i suoi viaggi tra Firenze e Palmi, sicura di poter risolvere la drammatica situazione, ma non si accorge o forse non vuole ammettere di essere finita in un “groviglio di vipere – come sottolineò il pubblico ministero Giuseppe Bianco – Non schiodava, non se ne andava, non mollava la presa, voleva salvargli l’anima dopo avergli salvato la vita”. Tutto questo portò alla sua scomparsa il 22 febbraio del 1981: dopo aver chiamato il padre per tranquillizzarlo sul suo rientro a casa, di Rossella si perdono le tracce.

Una svolta?

Ci sono voluti tredici anni prima che un pentito, nel 1994, indicasse i due assassini di Rossella. Da quanto dichiarato, i due killer agirono per conto della sorella di Francesco. Sembrava potesse esserci una svolta e forse che Rossella potesse, finalmente, avere giustizia. Invece non fu così, perché il processo per la sua morte, iniziato nel 1997, rimase in primo grado per nove anni: “Un processo di Azzeccagarbugli: nei processi italiani si parla solo di questioni formali, e non di questioni formali importanti. E certamente non del fatto, perché nel processo di Azzeccagarbugli non si può avere fiducia. Perché è fatto apposta per non fare giustizia“, commentò infatti il Pubblico Ministero durante il dibattimento. I tre imputati vennero assolti per insufficienza di prove. E Rossella non ha mai avuto la giustizia che le spetta.

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