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Rottamazione cartelle 2018, Corte dei Conti dà l’allarme: “Mancano 9,6 miliardi”

La magistratura contabile nella Relazione sul rendiconto generale dello Stato esprime  – in una nota stampa – “preoccupazione” per le condotte fiscali che si risolvono nel mancato versamento delle imposte evidenziate nelle dichiarazioni tributarie. “A fronte di un ammontare lordo complessivo dei crediti rottamati di 31,3 mld, l’introito atteso per effetto della rottamazione” introdotta con le norme del 2016 “ammonta a 17,8 mld”. Di tale importo sono stati riscossi nei termini “solo 6,5 mld, comprensivi degli interessi per pagamento rateale. A tale somma introitata deve aggiungersi la parte rateizzata ancora da riscuotere pari a 1,7 mld comprensivi di interessi – prosegue la Corte – pertanto dei 17,8 mld previsti a seguito delle istanze di definizione pervenute, 9,6 mld non sono stati riscossi o costituiscono versamenti omessi”.

L’allarme della Corte dei Conti

Non mancano incognite inoltre sulle prospettive economico-finanziarie. In particolare dalla finanza pubblica emergono “indicazioni positive, ma anche elementi critici connessi sia al quadro internazionale che a nuove fragilità sulle tendenze di medio-lungo termine dei nostri conti pubblici”. “Numerosi si rivelano poi i fattori di incertezza”, rileva la magistratura contabile indicando, sul piano internazionale, il protezionismo commerciale Usa e l’atteso esaurimento del Qe della Bce e, sul piano interno, l’insuccesso del rilancio degli investimenti pubblici e “la precarietà dell’assetto di un sistema fiscale che in quest’ultimo decennio di urgenze e di emergenze è stato sottoposto a stress continui che ne hanno offuscato i principi ispiratori”.

La Corte dei Conti ‘ammonisce’ il Governo Conte

Scenario alla luce del quale, secondo la Corte, “si rafforza la necessità di effettuare scelte molto caute e interventi di politica economica selettivi”. Fari puntati inoltre sull’efficienza della spesa. “L’orientamento verso una maggiore efficienza nella gestione delle risorse è reso urgente dal rischio che interventi di ulteriore compressione della spesa si traducano ormai in un progressivo scadimento della qualità dei servizi resi alla collettività”, avverte la Corte. E aggiunge: “è mediante interventi sulla qualità della spesa, oltre a quelli altrettanto importanti che mirano alla sua riduzione, che è possibile incidere concretamente sulla ripresa”.

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