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Russia attentato, Strage di San Pietroburgo: kamikaze “a sua insaputa”

Si fa sempre più largo l’ipotesi di un kamikaze “ignaro” di quel che stava per accadere. L’attentato in Russia di lunedì scorso, con la strage di San Pietroburgo alla metro blu, avrebbe avuto avere un “esito diverso” secondo il terrorista Akbarzhon Jalilov. Almeno, questa è l’ipotesi degli inquirenti russi che continuano a indagare su quanto accaduto lunedì 3 aprile 2017. Lui avrebbe dovuto solo piazzare gli ordigni mentre i suoi complici li avrebbero innescati con una telefonata senza che lui sapesse nulla.

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Intanto, nella giornata di oggi gli investigatori russi hanno fermato tre persone, presunti complici di Akbarzhon Jalilov. Le indagini preliminari non danno indicazioni agli investigatori che Jalilov fosse un “kamikaze classico”.Il suo comportamento, nonché il fatto che fosse stato radicalizzato da poco, non rientra nello scenario dell’attentatore suicida, questa categoria di persone, infatti, viene preparata appositamente e a lungo – ha detto una fonte vicina agli investigatori -. Non è dunque da escludere che il suo compito fosse quello di preparare le bombe artigianali e di piazzarle nei luoghi convenuti: gli ordigni sarebbero poi dovuti essere attivati a distanza con una telefonata di cellulare”.

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Secondo gli investigatori, citati ieri dall’agenzia Interfax, gli arrestati sono accusati di “aver reclutato” da novembre 2015 ad ora “soprattutto migranti provenienti dalle repubbliche dell’Asia centrale per commettere reati di terrorismo” e di averli “incitati a partecipare alle attività delle organizzazioni terroristiche Jabhat al Nusra e Stato islamico”.

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