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Russia Turchia: cosa si nasconde dietro all’incontro tra il Sultano Erdogan e lo Zar Putin

Joker e pinguino si incontrano per pianificare la distruzione di Batman, certo è solo una pellicola del 1992, dietro alla poltrona da regista c’era Tim Burton, sul set Clooney, De Vito e Jim Carrey. Ma nella nostra attualizzazione il set cambia: sullo sfondo San Pietroburgo, sulla scena lo Zar Putin ed il Sultano Erdogan. Nemici odiati fino a poco tempo fa, probabili amici inseparabili ora. Due strade che si uniscono, seppellendo l’ascia di guerra per una missione comune, per un concetto comune: da soli è una disfatta. L’ha capito Vladimir Putin quando dopo i fatti del Donbass, Ucraina, si è visto isolato e “costretto” a perpetuare un imperialismo che la Russia aveva dimenticato, vedere Siria e pressioni sul baltico per credere. Adesso è il momento di Erdogan, che in pieno stile Desperate Housewife ha forzato la mano, proponendo una sanificazione dello Stato a dir poco dittatoriale, ciliegina sulla torta sarà la pena capitale. Pena di morte che è anche piccolo indizio di dove stia dirigendo la Turchia in questo momento, i continui annunci, senza poi passare ai fatti tangibili, sembrano sintomo di contrattazioni serrate e piani ideati, ma ancora non attuati.

Eppure tra i due le frizioni ci sono sempre state, in primis la questione siriana, con Erdogan pronto ad affossare qualsiasi tentativo di Assad di tornare al potere e la Russia a fare da partner economico e militare al dittatore di Damasco. Ebbene questo è l’unico punto che potrebbe far cadere il castello di carte su cui si erge la fragile intesa tra i due uomini in piena crisi di nervi. Dimenticati gli abbattimenti di aerei, le parole al veleno e gli spintoni gratuiti, il geomercato nasconde più similitudini rispetto alle differenze. Sul tavolo del “dialogo” c’è innanzitutto la Nato. Cosa fare con gli ex alleati di Erdogan, rei, secondo il sultano, di averlo tradito ed aver avallato il golpe di qualche settimana fa? Patto Atlantico a rischio smottamento. Ed in questa ottica l’unica vittima sacrificale potrebbe essere la stessa Europa, già martoriata da Brexit, partiti pro uscita e stagnazione, una nuova tragica fiumana fatale di profughi potrebbe arrivare sulle coste greche dell’Egeo.

Fuori dalla metafora: una prova che il Vecchio Continente potrebbe non passare. Togliere la probabilità dalla frase precedente è solo un esercizio di oggettività, ma la speranza come si sa è l’ultima a morire. Ma il siparietto Erdogan-Putin nasconde anche altri temi: Iran innanzitutto. Anche in questo caso la politica estera americana è sembrata troppo attendista, piccolo neo per Obama. Il gioco del “oggi amici, domani nemici, domani l’altro vedremo” non ha funzionato e la falla è stata percepita dal lupo affamato. Putin è pronto ad entrare, la Turchia anche. Insomma in questo quadro che sembra in divenire, ma le cui incertezze sono tali da farci impaurire, gli unici a farne le spese sembra possano essere solo i paesi europei, abbandonati dalla Gran Bretagna, incapaci di unirsi, pronti a ricevere un altro dispiacere chiamato Trump.

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