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Salviamo Cesira e i suoi cinque cuccioli, quei cinghiali sono dei cagnoloni

Avete mai visto un cinghiale che sembra un cane? Ecco a Fontanigorda, piccolo paese immerso nei boschi delle alture di Genova di cinghiali così ce ne sono addirittura sei, che vivono beatamente in paese insieme agli abitanti, ormai assolutamente addomesticati, al punto di venirti incontro quando li chiami. Se vi sembra tutto incredibile ecco, lo è sembrato anche a noi quindi siamo andati a verificare di persona; ma partiamo dall’inizio: qualche giorno fa ci contatta Orietta una volontaria dell’Oasi di Camilla, associazione della quale parlammo un po’ di tempo fa in questo ebook e ci racconta la storia fin nei dettagli. Da subito ci sembra tutto molto interessante, addirittura dai contorni educativi.

Dell’Oasi ci fidiamo, visto che un paio  d’anni fa siamo andati a verificarne il lavoro sul campo; c’è però un problema irrisolvibile: siamo giornalisti e per deformazione professionale e carattere tendiamo a non credere a niente e se possibile anche rompere un po’ le balle (si fa per ridere, eh…). Quindi ci siamo armati di automobile, abbiamo raggiunto Genova e una volta incontrata la volontaria ci siamo arrampicati fin su a Fontanigorda, piccolo centro forse un po’ fuori mano ma decisamente molto suggestivo e circondato da una boscaglia a dir poco splendida. Orietta, a sua volta contattata giorni prima da una signora del posto, durante il tragitto ci rispiega per filo e per segno tutta la vicenda, obiettivamente complessa e sottolinea come questi animali una volta selvatici siano ormai diventati come dei cani di quartiere. La mamma ha addirittura un nome: Cesira, è stata chiamata così da qualche residente.

Tutto nasce da un errore umano

Ma come mai questi animali (non più) selvatici stazionano tranquillamente in un paese? Non sono pericolosi?… Si chiederà sicuramente qualcuno. Tutta la faccenda nasce sostanzialmente da un errore, prettamente umano. Qualcuno del posto forse pur con tutte le migliori intenzioni del mondo ha foraggiato Cesira e famiglia per diverso tempo e questo ha generato da parte dei cinghiali una estrema fiducia nell’essere umano. Inoltre, il non dover fare fatica per procurarsi il cibo per se stessa e i piccoli ha convinto la mamma che Fontanigorda fosse il posto migliore in cui vivere. Quello più tranquillo e sicuro.  Un buon numero di residenti considera Cesira e i suoi cuccioli come esseri completamente innocui, di più, affettuosi.  Tutto bene allora? Non proprio: dar da mangiare a degli animali selvatici infatti, scombina lo scorrere quotidiano dell’equilibrio naturale, ed è poi ovvio che si generano situazioni particolari, complicatissime (come questa) e quindi difficilmente risolvibili. Gli animali selvatici non andrebbero mai nutriti dalla mano umana. (diverso è il caso di quando ad esempio si viene in contatto con un animale ferito, che però va comunque fatto gestire a strutture competenti ed autorizzate).

Cesira e i cinghiali di Fontanigorda (14)

Che qualcuno li voglia morti?

Tralasciando il “chi li ha nutriti e perché” e tornando al focus principale della vicenda, pare che su Cesira non tutti la pensino allo stesso modo. La strana storia dei cinghiali paesani è giunta alle orecchie di Orietta e dell’Oasi in quanto alcune voci locali sostengono da un po’ di tempo che ci sia qualcuno pronto ad abbattere mamma e cuccioli, data la loro pericolosità intrinseca, dovuta fondamentalmente alla loro specie di appartenenza. “L’uccisione di cinghiali attraverso battute di caccia va però autorizzata dagli enti preposti e questa autorizzazione allo stato attuale dei fatti non c’è” ci ha spiegato Orietta. Ma Cesira è davvero un cinghiale pericoloso? Se sì, viene da chiedersi per quale motivo, visto che circola allegramente in paese anche in mezzo ai bambini, non ci sia ancora stato nessun ferito o peggio. In caso contrario, quindi se mamma cinghiale e cuccioli sono davvero innocui come molti dicono, perché ucciderli?

Nel nostro piccolo abbiamo cercato di contribuire a dipanare l’intricata matassa facendo la cosa migliore che c’è venuta in mente, ovvero quella di verificare di persona l’aggressività o meno di Cesira e famiglia. Senza troppi giri di parole siamo rimasti incredibilmente sorpresi dalla loro assoluta paciosità. Come inequivocabilmente dimostrano le molte foto scattate sul posto, questi cinghiali sono ormai completamente addomesticati ed anzi cercano il contatto con l’essere umano. Per quello che abbiamo potuto verificare non è assolutamente possibile sostenere che siano minimamente aggressivi e il destino ideale di questi animali sarebbe quindi , per così dire, un’adozione in una struttura apposita, come ad esempio una fattoria didattica che ne trarrebbe sicuramente grande giovamento.

Questi cinghiali si fidano ciecamente degli esseri umani, li seguono, vengono a leccare i piedi di chi fa loro visita. Abbiamo fatto delle prove in prima persona, ad esempio puntando una pur piccola videocamera a poche decine di centimetri dal muso di Cesira, Un animale normalmente si spaventerebbe, tanto più se selvatico. La reazione della “bestiona” è stata invece quella di annusarla e poi emettere una sorta di grugnito, come avesse voluto farci capire una cosa tipo “io quella roba non la mangio”. Battute a parte, mai, per tutto il tempo della nostra permanenza, né Cesira, né nessuno dei suoi cuccioli sì è minimamente sognato di dimostrarsi pericoloso o anche solo minaccioso. L’unica manifestazione di diffidenza, se così si può chiamare, da parte di Cesira, è stata quella di mettersi più volte fisicamente in mezzo tra noi ed i suoi “pargoli”. Ma quale mamma, di qualsiasi specie, non lo farebbe verso dei perfetti sconosciuti?

Cesira e i cinghiali di Fontanigorda (6)

Dove portare Cesira?

Un fatto assodato è che i cinghiali, in paese, anche se innocui, non possono rimanere.  Qualcuno, soprattutto se proveniente da fuori, potrebbe spaventarsi e a parte questo di certo un centro abitato non è l’habitat naturale di un cinghiale. Come prima accennato, una fattoria didattica o una struttura simile sarebbe la sistemazione perfetta. Fortunatamente “il posto c’è già” ci ha detto Orietta (che ha ripetuto la stessa identica cosa in un’intervista telefonica rilasciata all’emittente televisiva locale Primocanale), “abbiamo trovato una struttura adatta che si è detta disponibile ad accoglierli”. C’è però un problema di autorizzazioni. Per poter andare in porto il trasferimento “la struttura ha bisogno del codice stalla, che ha già e del codice stalla selvatici, per il quale invece sembra ci vogliano trenta giorni”. Non pochi data la delicatezza della situazione, bene sarebbe infatti che si giungesse il prima possibile a una risoluzione pacifica della faccenda, una soluzione che per essere ottimale dovrebbe ovviamente tenere in  grande considerazione il benessere degli animali, coinvolti loro malgrado in un casino molto più grande di loro e che fondamentalmente chiedono solo di vivere la loro vita in tutta tranquillità.

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Written by Andrea Paolo

46 anni, nato in provincia di Reggio Calabria, emigrato negli anni '80 al nord, è laureato in scienze politiche. Ha lavorato come ricercatore all'estero e studia da anni la criminalità organizzata. Per UrbanPost si occupa di news di cronaca e di gossip sui personaggi del mondo dello spettacolo.

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