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Salvini news, Scanzi: «Ad oggi Matteo è più bravo di Luigi Di Maio, fa meglio i suoi comodi governando con i 5 Stelle»

«Ad oggi Salvini è più bravo di Di Maio. Credo che Salvini possa fare meglio i suoi comodi governando con i 5 Stelle piuttosto che con Berlusconi e Meloni. Al di là del caso manina, Lega e M5S vanno più d’accordo di quanto sembri». Sono parole di Andrea Scanzi, giornalista e noto opinionista, intervenuto questa mattina su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. Scanzi è anche autore del libro “Salvimaio. Dall’inciucio al populismo: Terza Repubblica o dilettanti allo sbaraglio?”, tra i primi testi ad analizzare nei dettagli il fenomeno del governo gialloverde.

Scanzi è tornato sul “caso manina” che ha messo in subbuglio il governo Conte nelle ultime ore. «O è vero che esistono queste manine dei tecnici – ha detto Scanzi – oppure Di Maio ha fatto uno degli autogol più clamorosi nella storia della Repubblica. Non lo facevo così surreale, così masochista e così folle». Poi a chi sostiene che il leader pentastellato negli equilibri dell’esecutivo sia succube di Salvini, risponde: «Non credo che Di Maio sia così piegato ai voleri della Lega, ma se la Lega è passata dal 17% delle elezioni al 32% dei sondaggi vuol dire che stanno cavalcando meglio il post voto rispetto ai 5 Stelle. Ad oggi Salvini è più bravo di Di Maio. Salvini è bravo soprattutto, per non dire esclusivamente, sulla comunicazione. In termini concreti per ora ha fatto poco. Di Maio, avendo anche un dicastero dove deve subito ottenere risultati, deve essere concreto fin da subito e per questo sta pagando un gap nei confronti dell’alleato».

Allora la strategia di Salvini è far crollare il governo scaricando responsabilità su M5S? «E’ possibile che Giorgetti e l’ala più furbetta e smaliziata della Lega abbiano questa strategia – ha dichiarato Scanzi – E’ vero che Salvini ha una exit strategy. Se cade questo governo lui passa all’incasso, prende il 32% dei voti, raddoppia i parlamentari, e a quel punto può tornare a governare o coi 5 Stelle con un 60% totale dei consensi oppure col centrodestra. Però non credo che Salvini ad oggi voglia tornare al voto per poi trovarsi al governo con quello che resta di FI e della Meloni. Con i 5 Stelle secondo me può fare meglio i suoi comodi e inoltre se tornasse con Berlusconi e Meloni penso che vedrebbe calare il suo consenso. Al di là del caso manina, credo che la Lega e i 5 Stelle vadano più d’accordo di quanto sembri. Fin quando Salvini non vorrà staccare la spina questo governo andrà avanti. Di Maio e Salvini si sono piaciuti più di quanto credessero, è scattata una sorta di empatia tra i due e finchè ci sarà questo rapporto di stima è difficile pensare che possa saltare il governo. Quando incontro esponenti della Lega nelle trasmissioni televisive, a microfoni spenti mi dicono: andiamo avanti 5 anni, se possibile anche 10».

Scanzi conclude parlando dell’efficacia – registrata finora – della comunicazione politica di Matteo Salvini. «Quando fa i suoi attacchi tronfi è efficace perché va ad attaccare chi ha fallito, come Monti e Fornero che non mi spiego come facciano ancora ad andare in tv. Salvini non dovrebbe essere contestato perché è il nuovo Goebbels, come fa la sinistra italiana che lo sta demonizzando, bisogna fargli tana sui contenuti. Bisogna dirgli: concretamente cosa hai fatto sull’immigrazione? I tuoi risultati sono i tuoi o sono quelli di Minniti? La flat tax la fai o non lo fai?». E come dargli torto. Ma la sinistra e in particolare il PD pare non aver nemmeno lontanamente presente il suggerimento di Scanzi. Dice di Matteo Renzi: «Quando l’ho visto a Di Martedì ho quasi provato compassione per lui. Ho provato disagio perché è come se avessi visto in diretta un harakiri clamoroso. In quei minuti è riuscito a sbagliare tutto. Era tronfio ma insicuro, tipico atteggiamento dell’arrogante che vede crollarsi la terra sotto i piedi e non vuole ammetterlo. E’ stato un disastro. Ha un’antipatia profonda. Più va in tv e più parla, più regala consensi al M5S e alla Lega».

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Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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