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Samuel Beckett: aspettando Godot si arriva ad oggi

Samuel Beckett, scrittore, poeta, sceneggiatore, drammaturgo, definito il padre del teatro dell’assurdo, nato a Dublino nel 1906 e morto a Parigi nel 1989, è stato uno scrittore sia in lingua inglese che in lingua francese: un poliglotta con le parole e con le immagini. I suoi testi sono caratterizzati da personaggi che vivono in un tempo presente, costante, immortale. In teoria adesso potremmo benissimo girare l’angolo e imbatterci in Didi e Gogo, oppure andare al supermercato e scovare tra gli scaffali Winnie alla ricerca di un pettine, o fermi al semaforo sentire alla radio i ricordi di Krapp, con le sue eterne bobine.

Personaggi che non si esauriscono, che evocano momenti della quotidianità, della contemporaneità. Azioni e situazioni ancora plausibili e reali, appartenenti ad una routine meccanica, quella di tutti i giorni. Forse è per questo che ci si innamora di Beckett, perché non è mai antico, ma così autentico che fa quasi paura. Butta sulla carta ossessioni, tabù, malinconie e rimembranze che accomunano tutti.

Sotto strati di indicazioni sceniche assurde, di bocche che parlano da sole in mezzo al palco, di voci che si alternano e che provengono da sole teste, di uomini incappucciati che si muovono in tragitti diagonali, di chi è intrappolato tra i propri passi, c’è la verità. La verità dell’essere umano. Un essere umano solo, con le sue manie, ma con un grande bisogno d’amore, alla ricerca dell’altro.

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