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Sanremo 2016: i 3 testi che ci hanno un pochino imbarazzato e l’unico degno di nota

Sanremo 2016 inizia fra poche ore e noi, diligentemente, stiamo pubblicando i testi delle canzoni in gara. Diciamo che a Sanremo difficilmente ci si può aspettare roba ungarettiana, ed è anche giusto, però un compromesso tra il gusto nazional popolare e il buongusto si poteva anche trovare. Leggendo i testi dei brani che stanno per debuttare possiamo dirvi già con certezza che rimpiangerete di essere autocognitivi quando li sentirete.

Ovviamente qualcosa di interessante c’è, a partire dai Bluvertigo che come sempre non smentiscono la loro matrice originale – che venne omaggiata con uno dei peggiori ultimi posti nella storia del Festival nel lontano 2001 con la bella L’Assenzio – passando da Elio e le storie tese che, al momento, vantano senza ombra di dubbio il testo migliore nell’insopportabile e smielato parterre di testi con pretese poetiche che di poetico hanno giusto il punto finale. Al momento vi sottoponiamo, dopo averli letti tutti con non poca sofferenza, i tre stralci di testi che ci hanno lasciato quantomeno perplessi. Può anche essere, però, che ci manchi la preparazione per cogliere l’avanguardia nelle strofe qui sotto e che il problema sia nostro.

Iniziamo con Arisa, che in molti danno fra le superfavorite, che ci regala questi versi:

Che ho preso tutto da mia nonna faccio una preghiera a Dio  

Potrà sembrarti rituale però a me dà serenità  

Con la certezza che ci sia  

Una realtà che va al di là di questa comprensione mia  

Potrai chiamarla anche magia  

Per me adesso si chiama universo  

Stringo i pugni e rido ancora che la vita è questa sola  

Se un giorno un’altra vita arriverà  

Mi sono già promessa di non viverla in città e quindi  

Di ogni giorno prendo il buono  

Tanto a cosa serve a un uomo  

Svegliarsi e dire che oggi non andrà 

Proseguiamo con il rapper campano Rocco Hunt che, ci pare, volesse fare una canzone di denuncia socio-cultural-geografica in perfetto stile Tupac/iononlemandoadireperchésonounrapper e che recita così:

Cant’ nsiem’ a nuje… wake up guagliù 
Zumbe nsiem’ a nuje… wake up guagliù. 
Questa generazione non vi crede, 
Perché un futuro vero non si vede.
Lo stato non ci sente, specialmente a noi del Sud.
Un lavoro manca sempre, per fortuna abbiamo il groove.
E anche se sto palazzo mo’ cade a pezzi a’ signor’ vo’ semp’ ‘e sold,
E preghiamo ogni giorno sperando ca’ nun se esaurisce a pension’ do’ nonn’.
Ogni giorno che abbiam perso forse non ritornerà,
Ma in mezzo a tutto sto bordello sento un pezzo che mi fa’… 
Cant’ nsiem’ a nuje… wake up guagliù

E chiudiamo con il romanticone Lorenzo Fragola che non ci sta a fare la parte di quello del sesso senza ammmore e con questi versi sono subito brividi, ma per noi non sono stati di piacere:

Ma non sono mai stato capace 
A far l’amore senza amore 
A far l’amore senza amore  

 

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