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Sanremo 2016, giovani speranze attratte dal populismo: i casi Hunt e Cecile

Dilagante senso di populismo al “Festival di Sanremo” 66^ edizione (segui la nostra diretta). La sensazione si è avuta già nella serata di ieri con la canzone cantata da Rocco Hunt, “Wake Up” (qui per maggiori informazioni), la conferma è arrivata alle 21.00 della seconda puntata di questa kermesse canora con la “Nuova proposta” Cecile presentatasi al pubblico italiano con il brano dal titolo “N.E.G.R.A.” (qui il testo). Il tema non è piaciuto ai giudicanti che hanno preferito mandare avanti Chiara dello Iacovo con “Introverso”. Ed è qui che nasce un grande spunto di riflessione: è davvero utile presentare canzoni dalle tematiche che rievocano cavalli di battaglia per chi si sente inferiore in questa società?

Sia chiaro, “N.E.G.R.A.” ha un testo apparentemente forte ma pervaso di banalità da “Medioevo”. Generalizzare sull’uomo, nel 2016, appare un tantino esagerato: gli uomini soliti orchi, le donne di colore disprezzate quando vestite e ambite quando nude. Ma Cecile, pretendevi di essere votata anche dai maschietti dopo un testo del genere? Recitare la parte della vittima non è la mossa giusta, i fatti lo dimostrano. Magari, un “ometto”, può anche essersi sentito offeso da un’ammucchiata di attacchi populisti. Nel 2016 nessuno ha paura di chi è diverso: soltanto chi è “diversamente intelligente” può avere un pensiero tale e chi segue Sanremo, magari, non risulta essere dello stesso avviso della cantante.

Non parliamo della “Wake Up” di Rocco Hunt, già salito alla ribalta del “Festival di Sanremo” nel 2014 con un brano che ricordava le difficoltà della “Terra dei fuochi”. Interessante il pezzo del rapper napoletano, fosse altro che appare visibilmente accorato a tematiche di “denuncia sociale”. E se la prima volta sembrava andar bene, la seconda no. Sinceramente siamo delusi, i ragazzi del Sud non sono orfani dello Stato (chi vi scrive, nello specifico, vive nella profonda punta dello Stivale), il lavoro non c’è per come lo vorremmo ma basterebbe mettersi in gioco piuttosto che aspettare la… pensione del nonno. Con questo brano più che risvegliare le coscienze degli italiani si fornisce l’assist a chi vive da Roma in su di poter dire: “Visto? I giovani meridionali aspettano la paghetta dei parenti” tanto per rievocare il tema dei “bamboccioni” in auge qualche annetto fa. Insomma, da Hunt ci saremmo aspettati un pezzo diverso che lo facesse diversificare: magari questa strada pagherà ma l’inebriante populismo rischia di essere fin troppo presente.

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