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Sanremo 2016, Marò, Unioni Civili e migranti ma lo share è solo merito di Gabriel Garko

Un, due, tre e Sanremo non c’è più. Reinterpretando il grandissimo Riccardo Garrone in “Vacanze di Natale 1983”, nella celebre frase cult, potremmo affermare come: “Anche questo Festival se lo semo levati…”. Cosa ci lascia la 66^ edizione della kermesse canora? Beh, tanta carne al fuoco con record di ascolti mai fatti registrare prima e una conduzione, nella persona di Carlo Conti, discretamente azzeccata. Il conduttore toscano è a più agio dietro il bancone dell’Eredità o nel corso dell’ultima serata dell’anno (non a caso, da quando non c’è lui, la Rai sbaglia tempi e modi). Apprezzabile, secondo punti di vista, il suo tentativo di restare neutrale in un festival “Politicamente colorato”. Sì, perché piuttosto che la qualità delle canzoni (davvero scadente quest’anno) a tenere banco sul palco dell’Ariston è stata l’attualità, dalla politica più spicciola al caso migranti.

Andiamo con ordine: il primo punto da affrontare è il caso più spinoso degli ultimi tempi, relativo alle “Unioni Civili”. Quale miglior palcoscenico per mettere in risalto il proprio pensiero ed aggraziarsi il pubblico? Così, in tantissimi artisti, hanno deciso di esibirsi con un foulard color arcobaleno per esprimere la propria posizione sul caso più spinoso della nostra società. Non è passato inosservato questo gesto, tanto da far diventare il colore arcobaleno un’arma di battaglia per tutto il corso della manifestazione canora; ad esempio, il Presidente della Regione Liguria, Toti, non ha perso occasione per ricordare i due Marò al centro di una burrascosa vicenda internazionale tra Italia ed India. Del resto, al “Festival di Sanremo” le polemiche sono sempre dietro l’angolo nonostante i panni da vigile del fuoco indossati da Carlo Conti; il conduttore toscano è stato al centro dell’attenzione per aver invitato, nella prima serata del Festival di Sanremo, un’artista del calibro di Elton John. Nessuno ha discusso le qualità tecniche, artistiche e canore del musicista britannico; qual è stata la sua colpa? Essere omosessuale e voler portare, sul palco dell’Ariston, il proprio marito. Sullo stesso palco dove, nel corso dell’ultima puntata, c’è stato spazio anche per il caso carceri e un’invettiva, sorprendente, di Renato Zero nei confronti di “internet che ruba il tempo ai giovani” come a voler tutelare l’ambiente musicale dei “grandissimi artisti”. Resterà indimenticabile, per questo Festival di Sanremo, il personaggio di Gabriel Garko. Forse è stato questo il jolly di Conti? Mettere lui sul palco dell’Ariston, darlo in pasto al mondo del web, ha costretto gli internauti a restare incollati alla televisione per non perdere neanche una défaillance dell’attore italiano, riciclato nel ruolo della “valletta” e bersaglio preferito di critica, pubblico e social network.

È stato il “Festival” degli errori tecnici: uno, per la verità, decisivo ai fini della classifica finale per la categoria “Nuove Promesse”. Gabbani ha trionfato con “Amen” ma per superare la concorrenza di Miele ha avuto bisogno di una nuova votazione: una buccia di banana che non è passata inosservata ed a poco è servita la toppa degli organizzatori che hanno fatto esibire nuovamente Miele nel corso della quarta puntata. La causa del disguido? Una connessione internet inefficiente in sala stampa, neanche si fosse alla sagra del paese di periferia. Eh sì che siamo, come Nazione, un territorio da terzo mondo per quanto concerne la connessione internet ma in un evento così importante come il “Festival di Sanremo” risulta inaccettabile. Così come, di questa kermesse, non dimenticheremo l’outfit della Iurato e della Michielin: la prima ha deciso, di punto in bianco, di mandare a malora il rapporto con il suo stilista; la seconda, invece, ha deciso di presentarsi con un vestiario tale da essere di “tendenza” anche sul social Twitter. C’è anche chi ha gridato allo scandalo “parentopoli” – in piena salsa italiana – per il ripescaggio della Fornaciari, figlia di Zucchero. L’artista, in gara con il brano “Blu”, ha avuto la meglio sugli altri concorrenti eliminati per la portata del testo canoro in cui tematica è stata la questione immigrazione. La stessa trattata dall’attore Frassica nel corso della sua esibizione: una poesia tratta da “Fuocoammare” (film-documentario presente al Festival di Berlino) che ha conquistato il pubblico dell’Ariston e i principali quotidiani del giorno dopo. Tra le cose più belle di questo “Festival di Sanremo”? Ma senza dubbio Virginia Raffaele, la donna delle imitazioni che è stata assoluta protagonista dell’edizione appena conclusa: complimenti d’ogni genere anche dalle proprie vittime come Carla Fracci e Belen Rodriguez. Tanto brava la Raffaele quasi da annullare la presenza di Madalina Ghenea: la valletta, attrice e modella romena la ricorderemo per i vestiti appariscenti e per le qualità fisiche. Ah, anche per l’importante contributo dato nella pellicola “Youth” di Sorrentino. Come dite? Di questo Sanremo? Niente, anzi sì: abbiamo scoperto un nuovo Carlo Conti nonostante la presenza della moglie in platea. Eh vabbè che al “Festival di Sanremo” siamo venuti a conoscenza di quanto sia facile riciclare le canzoni: Eros Ramazzotti c’ha fatto una figura barbina a dedicare lo stesso brano scritto per la Hunziker all’attuale moglie. A proposito di coniugi: qualcuno, dopo cinque giorni, ha capito l’utilità di Gianluca e Marta nei panni dei Salamoia? Sì, allungare il brodo fino alle due di notte e rappresentare i peggiori tratti di una coppia eterosessuale con una miriade di luoghi comuni da far rabbrividire.

Sanremo 2016

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