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Sanremo 2016 terza serata: finalmente delle belle canzoni (ah erano cover), vincono gli Stadio

Inizia con due nuove proposte la terza serata di Sanremo 2016 e finalmente fra loro qualcuno, possa piacere o non piacere, però ha il coraggio prendersi il palco con una cifra stilistica personale: Francesco Gabbani con la sua Amen che, però, perde contro Miele ma, a metà serata, a causa di un inconveniente tecnico si scopre che il vincitore è lui. Micheal Leonardi, nuovo pupillo della Caselli che ha dalla sua una faccia triste e una voce da sapore vintage, si scontra contro Mahmood e perde.

Fuoco alle polveri delle cover: Noemi sceglie Dedicato e si scatena azzeccando un brano adatto sia alla sua personalità che alla sua vocalità. Di qualità la scelta dei Dear Jack che scelgono Un bacio a mezzanotte del Quartetto Cetra, rovinandola, ci vuole talento anche per questo. Gli Zero Assoluto tentano la zampata dell’originalità cantando Goldrake – ci sono poche cose tristi come riesumare le sigle dei cartoni animati, cosa che andava molto negli anni Novanta fra i gruppi pseudo alternative – stasera ce tocca. Per fortuna c’è Virginia Raffaele che si cala nei panni, riuscitissimi, di Donatella Versace.  Ma perché più sono giovani più cantano in questa maniera così classica e stereotipata? Caccamo Iurato coverizzano Pino Daniele e, nonostante le buone doti vocali di entrambi, sembra proprio un karaoke. Il primo blocco, meritatamente, lo vince Noemi.

Il misurato ego di Patty Pravo le suggerisce di fare una cover di se stessa feat Fred De Palma, ne esce da signora con grande charme e personalità come sempre, nonostante il toupet grottesco in testa. Certe cose puoi permettertele oppure no, lei sì. E’ la volta di Bernabei accompagnato da Benji e Fede con la cover di Cocciante A mano a mano e va riconosciuto che l’arrangiamento è piacevole; poi si torna al mood bimbiminkia con il selfie tutti insieme prima di abbandonare il palco…Dolcenera va su un grande classico che è Amore Disperato di Nada declinato in una versione discotecara che toglie ogni poesia al brano: peccato perché questa interprete ha delle grandi qualità vocali oltre ad una magnifica presenza scenica. Clementino sceglie l’impegno attraverso una cover di De Andrè, Don Raffae, e sfodera delle buoni doti interpretative mostrandosi il migliore del suo blocco e infatti, meritatamente, si aggiudica la vittoria fra gli altri.

Spazio ai Pooh che festeggiano con un medley dei loro successi i 50 anni di carriera: il pubblico è letteralmente impazzito, proprio gente che non si tiene più…Non è chiaro se ci siano problemi di audio ma quando cantano in sincro sono fuori tempo; ma che ce frega: sono tutti in piedi a cantare “Pensiero“, Giletti e Parodi fanno la ola, Fogli è in iperventilazione, il pubblico è in estasi. A saperlo prima si risparmiava su Elton John e la Kidman e si faceva una tre giorni di Pooh.

Nuovo blocco di cover: partono Elio e le storie tese con una cover di Beethowen “Quinto ripensamento” ed è capolavoro. Arisa propone un pezzo di Rita Pavone “Cuore”, la voce di questa interprete è sempre adeguata quindi ne risulta un’esecuzione piacevole. Rocco Hunt sceglie “Tu vo fà l’americano“, l’Ariston si alza in piedi a ballare e sono tutti entusiasti…almeno loro. Chiude il blocco Francesca Michielin con un classicone che più classicone di così non si poteva: Il mio canto libero, senza lode né infamia, anzi un pochino ingessata. L’idea apprezzabile degli Elii, purtroppo, non batte l’emozione da piazza che scatena Rocco Hunt che si aggiudica il blocco.

Altro giro di cover: Neffa con i Bluebeaters canta ” ‘O Sarracino ” e l’arrangiamento tipico della band si sente forte e chiaro. Anche Scanu punta su Battisti con “Io vivrò senza te” anche qui senza lode né infamia. Irene Fornaciari presenta “Se perdo anche te” cover di Morandi, a sua volta cover, in una matrioska di riferimenti che portano a Morricone. I Bluvertigo propongono la cover de “La lontananza” di Modugno: di gusto l’arrangiamento in bilico tra elettronica addolcita dal sax di Andy. Inevitabilmente sopra le righe l’interpretazione di Morgan, molto sentita, che ha lasciato tiepido il pubblico – che sognava ancora “Tu vo fa’ l’americano”, evidentemente. Vince fra questi 4 Valerio Scanu.

E via con l’ultimo blocco di cover: Lorenzo Fragola si butta su De Gregori con “La donna cannone” e va maluccio come intonazione e voce, forse la peggiore esecuzione di serata. Ruggeri sceglie di reinterpretare ” ‘ A Canzucella ” in versione molto rock con questo look di pelle aggressive che convince. Annalisa decide di abbandonare il virginale mood per buttarsi sulla carnale e allusiva “L’America”; ragazza di grandi qualità vocali e di bellissima presenza scenica ma per essere credibili in un brano del genere il manierismo serve a poco, ci vuole l’appeal fisico. Anche una punta di sporcizia e mancato controllo…non si scioglie Annalisa e non si capisce perché scegliere un brano tanto distante dalla sua natura. Chiudono gli Stadio con “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla che vincono il blocco.

Hozier con la sua Take me to Church alle 00:43 avrebbe potuto essere la degna conclusione, invece il sadismo di Conti non ha limiti e vuole anche che fra queste 5 cover preferite ci sia una vincitrice, giusto per tirare l’una. A vincere i ranuncoli ideati appositamente per la serata cover gli Stadio.

Goldrake Twitter

Sanremo 2016, una serata di commenti bizzarri: Goldrake è sconfitto, Virginia la vera star

Sanremo 2016

Sanremo 2016 vincono la serata delle cover gli Stadio con La sera dei miracoli